Sares Green, la Regione non può decidere

Il macchinario progettato da «Sares Green»
Il macchinario progettato da «Sares Green»
Marco Benasseni 10.09.2019

Non è la fine del progetto, ma una battuta d’arresto significativa sì; destinata di certo a rallentare il possibile percorso del progetto «Sares Green» di Sarezzo. In sintesi, la Regione Lombardia non può procedere nell’istruttoria a causa dell’assenza di decreti ministeriali specifici per le tipologie di rifiuti del cui trattamento si parla nella richiesta di autorizzazione avanzata dall’azienda saretina. L’assenza di determine specifiche crea un vuoto relativamente ai criteri per qualificare i materiali come «End of waste», un termine che identifica quando un rifiuto smette di essere tale, a seguito delle operazioni di trattamento previste nello stabilimento. Operazioni che l’azienda ha sempre definito innovative poiché in grado di trasformare gli scarti in energia senza ricadute per l’ambiente. «Trattandosi di un aspetto normativo e formale, che nulla ha a che vedere con i pareri tecnici sulla tecnologia oggetto della domanda autorizzativa - commentano dall’azienda -, la Regione ci ha comunicato che intende procedere con l’archiviazione dell’istanza in ordine al progetto perché, tecnicamente parlando, ha rilevato un motivo giuridico ostativo all’approvazione della nostra proposta». Detto in parole povere non si tratta di un rigetto; ma solo dell’impossibilità di procedere. QUELLI di Sares Green non sono probabilmente felici ma sembrano apparentemente più preoccupati dai contenuti del decreto ministeriale del 15 maggio scorso che, dicono in azienda, «ha colpito numerose società attive nel recupero di scorie e rifiuti, e ha riportato il quadro normativo all’assetto di vent’anni fa causando non solo il rischio di una brusca frenata alle attività inserite nei processi di economia circolare, ma anche inibendo di fatto lo sviluppo di nuove tecnologie votate al recupero e quindi capaci di ridurre i conferimenti in discarica». Naturalmente si tratta di un’opinione; intanto, nonostante appunto non ci sia un giudizio di merito arrivato da Milano, la notizia ha mandato in visibilio i volontari del comitato «Liberi cittadini per la salute», che da tre anni lavorano per bloccare la realizzazione un impianto che non hanno mai ritenuto innovativo. «La nostra battaglia ha richiesto molte energie - raccontano -. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato la risposta del territorio: 700 persone al primo incontro pubblico con l’amministrazione di Sarezzo e oltre diecimila firme contrarie al progetto raccolte in poche settimane». I volontari ripercorrono poi i momenti vissuti dall’inizio di questa vicenda: la domanda di assoggettamento alla Valutazione di impatto ambientale del sistema di trattamento progettato dall’azienda; la sollecitazione dell’amministrazione comunale; lo studio dell’Università di Brescia che «evidenziava le gravi lacune del progetto e lo bocciava su tutta la linea»; l’incontro in Regione; la lettera di richiesta di rigetto in quanto l’impianto ricadeva nel reticolo ecologico regionale e quindi non poteva essere autorizzato; il conseguente ritiro della domanda da parte dell’azienda e la presentazione di una nuova istanza di Valutazione di impatto ambientale. Poi hanno tenuto banco lo studio dei tanti documenti, la presentazione delle osservazioni che evidenziavano le criticità, l’estenuante attesa, gli incontri, e per concludere (si fa per dire) la risposta della Regione di qualche giorno fa. La Società, convinta del fatto che si tratti di un’archiviazione e non di un rigetto, auspica che il nuovo Governo possa rapidamente sbloccare un impasse giuridica per consentire il cammino degli iter autorizzativi per le attività che sviluppano tecnologie capaci di recuperare ciò che oggi è un rifiuto per la sua trasformazione e reimmissione nel ciclo produttivo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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