Il sindaco Lancini: «Lo conoscevo da sempre»

Carabinieri a Carpeneda, luogo del secondo omicidio di Balsamo
Carabinieri a Carpeneda, luogo del secondo omicidio di Balsamo
Massimo Pasinetti05.04.2018

Ucciso nel cortile di casa, nel centro del paese. Ammazzato a sangue freddo mentre l’orologio segna le 12.40: per il 61enne James Nolli è l’ultimo istante di vita, per Carpeneda cambia la storia, la prospettiva sul mondo: la violenza omicida arriva all’ora di pranzo, nel piccolo cuore della frazione di Vobarno. Nolli abitava proprio di fronte alla scuola dell’infanzia «Pio XII», nel centro di Carpeneda: la sua casa si trova sull’altro lato della strada, un po’ più in basso rispetto al livello del piano stradale. Artigiano ed autotrasportatore, commerciava anche in metalli: avrebbe compiuto 62 anni il mese prossimo, il 7 maggio. NATO A VOBARNO, Nolli viveva da anni a Carpeneda insieme alla moglie Liliana Marini: i due coniugi erano già nonni da diversi anni, mentre le due figlie Mirka ed Elisa, di 41 e 36 anni, che non vivono più da tempo con i genitori, hanno un’attività in proprio con un negozio di piante e fiori. Brave donne, belle persone: lo dicono tutti. Su quanto accaduto la gente di Carpeneda, chiusa in un quasi assoluto mutismo, non vuole invece pronunciarsi: sembra che nessuno abbia voglia di parlarne, ma tutti sono visibilmente sconvolti da questo terribile fatto di sangue. Impossibile non pensarci, in una piccola frazione che conta oggi meno di mille anime e che fa parte di un Comune anch’esso piccolo, circa 8.500 abitanti. Un pensiero che sovrasta tutti gli altri, che dilania l’anima: che qualcuno possa arrivare sulla porta di casa e uccidere in pochi secondi, senza un motivo che non sia incomprensibile, inaccettabile, disumano. Un movente l’assassino l’avrà avuto: nella sua mente sconvolta di pluriomicida, da qualche parte si annidava sicuramente una motivazione, qualche folle «perchè». Ma saranno le indagini delle forze dell’ordine a doverlo stabilire al più presto. Non i compaesani. Dai quali non esce una parola sulla vittima che non sia di sgomento per la sua tragica morte. Su James Nolli e sul suo passato, su come e perchè sia potuto finire così, le bocche a Carpeneda sono cucite. C’è paura. Troppo lo spavento per quello è accaduto in una piccola comunità per niente abituata a fatti tragici come questo. Si respira un’atmosfera strana, come di distacco. Ma non è vero distacco: è lo sconcerto che toglie la parola. ANCHE IL SINDACO di Vobarnese Giuseppe Lancini, che abita proprio nella frazione di Carpeneda e che proprio lì da imprenditore aveva parte della sua azienda, la Trailer, fino allo scorso anno (ora opera solo nella sede di Rezzato), fa fatica a commentare: è difficile capire, impossibile tracciare un contorno, troppo presto per parlare. Lancini e Nolli si conoscevano «da sempre», si limita a dire il sindaco, ma è normale in un paese così piccolo. Niente di più, nessun giudizio, nessuna ipotesi su questa morte inconcepibile e violenta. È attorno alla moglie Liliana e alle due figlie Mirka ed Elisa che l’abbraccio del paese è immediato, caldo, pronto e presente in queste ore terribili: «Brave e belle persone, tutte e tre» dice della vedova e delle due figlie don Giuseppe Savio, parroco di Vobarno e da alcuni anni anche della frazione Carpeneda, che prima dell’unità pastorale faceva parrocchia a sè. Il sacerdote non ha particolari informazioni da dare:è presto per parlare di funerali, di veglie, di momenti collettivi di preghiera. «Per ora - ha spiegato don Giuseppe alle 9 di sera di questo tragico mercoledì di sangue - non ho ricevuto ancora nessuna comunicazione da parte dei famigliari Nolli. Posso solo dire che a mia vicinanza è totale, sono brave persone». Deve trascorrere questa giornata, e forse altre ancora, prima di parlare di cosa è stato, di cosa sarà. •

1 2 3 4 5 6 >