Roghi nei boschi sotto
controllo ma scatta la
caccia ai piromani

Un Canadair mentre si rifornisce nel lago d’IdroUn’immagine notturna del rogo boschivo di CastoL’elicottero antincendio della Regione in azione sopra Gorzone di Darfo
Un Canadair mentre si rifornisce nel lago d’IdroUn’immagine notturna del rogo boschivo di CastoL’elicottero antincendio della Regione in azione sopra Gorzone di Darfo
Massimo Pasinetti 28.02.2020

Non è ancora stato domato del tutto il violento e doppio incendio che sta devastando da martedì una vasta area a cavallo tra Valsabbia e Valtrompia. Il rogo sta interessando il territorio di Casto, minacciando quelli di Bione, di Lodrino e di Mura, e nonostante il continuo e faticoso lavoro delle squadre a terra (quelle del servizio antincendio boschivo della Valsabbia affiancate dai team della Valtrompia e della protezione civile, dai carabinieri forestale e da molte squadre di vigili del fuoco) e i ripetuti lanci d’acqua dal cielo, il rogo è ancora parzialmente in attività PREZIOSI nelle operazioni i voli di due elicotteri della Regione, che hanno continuato a imbarcare acqua dalla vasca di approvvigionamento piazzata dai volontari fin dall’alba di mercoledì ai Piani di Lò, sul territorio bionese, e le ripetute missioni, sul fronte di Mura e Lodrino, di due Canadair e di un gigantesco elicottero Erikkson che si sono riforniti direttamente nel lago d’Idro. Le «bombe d’acqua» e i volontari a terra hanno quasi avuto ragione delle fiamme continuamente alimentate dal forte vento e nascoste dal fumo denso, e l’augurio è che quella di oggi possa essere la giornata in cui ogni fronte sia spento. Le fiamme si sono propagate in fretta martedì a partire da due punti, e anche se per ora non ci sono colpevoli e neppure la prova che possa trattarsi di roghi tra loro connessi, accesi magari dalle stesse persone, è certo che si tratti di un attentato all’ambiente; di un fuoco doloso. Scoppiato nella valle di «Regazzina», sopra Casto, in direzione di Alone, il primo incendio è stato notato nella tarda serata di martedì attorno alle 22, quando il buio era ormai assoluto. Il secondo è partito da una zona opposta alla precedente, sulla Corna di Savallo, alle spalle dell’abitato di Comero, ed è stato notato solo verso le 4 del mattino di mercoledì, grazie soprattutto alle prime squadre mobilitate per l’altro focolaio. Ora scatta la caccia ai colpevoli dei roghi dolosi che hanno devastato almeno cento ettari di bosco, e hanno fatto sprecare risorse umane e finanziarie mettendo a rischio la vita di chi con coraggio e abnegazione si presta per proteggere l’ambiente. •