Un «Doppio Nodo» abbraccia la montagna

L’opera d’arte è stata realizzata con la tecnica del chiacchierino utilizzando 700 metri di corda L’installazione resterà collocata in vetta, a Malga StainUna delle fasi di preparazione dell’installazione artisticaNel corso della giornata ai partecipanti sono stati spiegati i nodiIn tanti hanno voluto salire in vetta per gustarsi l’appuntamento
L’opera d’arte è stata realizzata con la tecnica del chiacchierino utilizzando 700 metri di corda L’installazione resterà collocata in vetta, a Malga StainUna delle fasi di preparazione dell’installazione artisticaNel corso della giornata ai partecipanti sono stati spiegati i nodiIn tanti hanno voluto salire in vetta per gustarsi l’appuntamento
Lino Febbrari 27.09.2019

Nei giorni scorsi al rifugio Malga Stain di Edolo è andato in scena Doppio nodo, un evento artistico che ha abbinato l’antica tecnica del chiacchierino alle corde utilizzate dagli alpinisti, per realizzare un’installazione gigante (una sorta di amaca) da collocare tra gli abeti che circondano la struttura ricettiva. «Tutto è nato dall’incontro con un’artigiana della valle abile a ricamare a merletto – spiega l’artista Beatrice Catanzaro -. La nostra idea è stata quella di traslare questo minuscolo ricamo a una dimensione più ampia ispirata alle montagne». LA MANIFESTAZIONE in quota è stata promossa dal distretto culturale della Vallecamonica nell’ambito di Aperto art on the border (direttore artistico Giorgio Azzoni), l’iniziativa che vede gli artisti operare con le comunità, con le forme dell’abitare e il paesaggio alpino. E’ un progetto avviato nel 2010, che negli anni ha toccato diverse località della Valle e che ha lasciato in eredità al territorio molteplici opere contemporanee. «Abbiamo accolto con entusiasmo questa innovativa proposta – commenta il gestore del rifugio Davide Moles – che coniuga l’arte al lavoro manuale e alle aree montane». Il tema della giornata erano i nodi. Prima gli istruttori del Cai che hanno illustrato le principali legature impiegate per arrampicare o per fare un’escursione in sicurezza. Poi l’artista e una artigiana si sono cimentate nella creazione dell’installazione costituita da diversi moduli che hanno replicato in grande i piccoli intrecci del chiacchierino. «Un’esperienza entusiasmante – dice Luciana Angeloni –, anche se ho dovuto un po’ resettare il cervello, perché sono abituata a lavorare nel piccolissimo. Oltretutto serve una manualità diversa, perché con le corde, che sono rigide, è più difficoltoso che lavorare con il cotone». E’ ancora di moda questa antica pratica tipicamente femminile? «Il chiacchierino è ancora in voga, ma in una versione trasformata– sostiene la signora Angeloni -. Una volta era un pizzo che veniva impiegato per abbellire il corredo delle spose, oggi è molto utilizzato per la bigiotteria e l’abbellimento di vestiti». Per l’opera d’arte che rimarrà al rifugio Malga Stain sono stati impiegati circa 700 metri di vecchie corde donate dal Collegio regionale delle Guide alpine. •

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