Rebus delle incisioni
rupestri «Un grande
tesoro senza testa»

Le incisioni rupestri camune: Patrimonio Unesco da quarant’anni
Le incisioni rupestri camune: Patrimonio Unesco da quarant’anni
Luciano Ranzanici17.10.2019

Le incisioni rupestri della Valcamonica al centro dell’attenzione, in questo periodo per le carenze emerse sul fronte della valorizzazione.


MENTRE entra nell’ultima fase il programma di iniziative promosse per celebrare il 40esimo dell’inserimento dei «pitoti» nel patrimonio Unesco, l’importanza di una maggiore attenzione e considerazione per un grande patrimonio del territorio tiene acceso il dibattito. Da oltre un anno si attende la costituzione della Fondazione Valle dei Segni, chiamata alla gestione integrata del sito Unesco e del patrimonio culturale camuno. Nel frattempo Sergio Bonomelli, presidente del Gruppo Istituzionale di Coordinamento del sito, non nasconde le criticità. «I parchi archeologici vengono gestiti con modalità diverse, alcuni direttamente dal ministero competente, tramite la Soprintendenza ed il Polo Museale, altri dai Comuni con le difficoltà conosciute. Si sono così creati più modelli, con inevitabili ricadute sulle attività connesse anche alla gestione dei visitatori».


EMERGE QUINDI l’assoluta esigenza di «individuare un soggetto responsabile unitario per superare le gravi e crescenti criticità connesse alla gestione separata - aggiunge Bonomelli -: duplicazione di funzioni, ridotte economie di scala, dispersione di risorse, orari di apertura non coordinati e modalità diverse nel rapporto con quanti visitano i singoli parchi». Il presidente del Gic è convinto che, per effetto di queste negatività «diventa molto difficile mettere in rete i siti archeologici con quelli pittorici, con i monumenti, i patrimoni d’epoca romana e molto altro, non consentendo di attivare le card, oppure il biglietto unico per l’accesso a tutti i siti della destinazione turistica “Valle Camonica. La Valle dei Segni”».


PER SERGIO Bonomelli diventa assolutamente «imprescindibile arrivare all’istituzione della Fondazione, che coinvolgerà l’intero territorio con le associazioni, gli imprenditori, il terzo settore, il mondo culturale e i cittadini. Finora non è stato possibile, anche per l’insorgere di incomprensioni e di varie prese di posizione. Tuttavia - sottolinea il presidente del Gruppo Istituzionale di Coordinamento del sito - bisogna assolutamente giungere a questa scelta nella consapevolezza, ormai diffusa, che una corretta gestione e valorizzazione dell’ampio variegato patrimonio culturale della Valle Camonica, che trova nell’arte rupestre il proprio punto di forza, costituisca un elemento essenziale per un progetto di sviluppo del territorio». Una sfida che dopo il riconoscimento da primato ottenuto quarant’anni fa il territorio non può certo perdere.


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