Esine «inghiottita» dalle voragini

Una delle voragini che si sono improvvisamente aperte nella zona del campo sportivo di Esine: il fenomeno  geologico da sempre tenuto sotto controllo,   sembra aver subito un’impennata negli ultimi giorni
Una delle voragini che si sono improvvisamente aperte nella zona del campo sportivo di Esine: il fenomeno geologico da sempre tenuto sotto controllo, sembra aver subito un’impennata negli ultimi giorni
Giuseppe Spatola 06.01.2019

A guardarla dall’orlo della voragine, con la terra prolassata inghiottendo prato e terra fino ad almeno tre metri, la buca fa spavento. Ma a Esine, lungo la via Grigna a ridosso del campo sportivo, a quei buchi ci stanno prendendo l’abitudine sia con gli occhi che con la mente. Del resto geologicamente parlando anche il cedimento delle scorse ore, che ha provocato l’insaccamento di una parte del campo sportivo e l’abbassamento dei chiusini di diversi centimetri lungo la via che porta ai campi vicino al Grigna, altro non è che una dolina: una conca chiusa, tipica dei pianori costituiti da rocce calcaree, formatasi in seguito alla dissoluzione del carbonato di calcio costituente le rocce. Una zona carsica, null’altro. Certo tutto diventa spettacolare e strano in una area come la Valcamonica che carsica non è. A cercare di dare un senso ai crateri che a Esine si stanno aprendo con regolarità è stata anche una ricerca-studio di Eros Galli. I «BUCHI», così li hanno ribattezzati amichevolmente in Valle, sarebbero almeno una decina. Molti sono stati richiusi, altri (almeno 4) sono invece ben visibili in tutta la loro maestosità. Si tratta di zolle di decine di metri di diametro inghiottite nella profondità del terreno. «Dall’estimo del comune di Esine è risultato che alla fine del XVI secolo nessun crollo era avvenuto nella zona - si legge nella relazione di Galli -. Ma già nel successivo aggiornamento (1729) si fa riferimento all’esistenza di un laghetto detto dei Gioldi. Nel 1840, nella mappa catastale del comune, i laghetti indicati sono 4 e solo 52 anni dopo il loro numero è salito a 10, 8 dei quali riempiti parzialmente d’acqua. Nel 1937 i crateri sono quasi una ventina. Nel 1970 iniziano però i riempimenti delle doline, a seguito dei lavori per la costruzione di edifici, con materiali di sbancamento e rifiuti solidi urbani. Ora l’unico “laghetto” rimasto integro è il primo laghetto Gioldi». Alla distanza di una dozzina d’anni i vecchi sprofondamenti riprendono «vita». «Nel 2003 il fenomeno di sprofondamento sembra maggiormente svilupparsi in due località: Barbisina e Buse - prosegue la ricerca -. E’ comunque nella prima che, nonostante i ripetuti riempimenti, si assiste ai fenomeni più ricorrenti. Allo stato attuale, nonostante negli anni si sia continuato ad usarli vergognosamente come “discariche”, sopravvivono 8 di queste formazioni. Essendo tali fenomeni per gran parte di difficile rilevabilità, la zona è stata catalogata come non edificabile». E intanto le «buse» di Esine appaiono all’improvviso inghiottendo voraci i prati del Grigna. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

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