Due arresti per le aste pilotate in Valcamonica

In Valcamonica i carabinieri hanno portato alla luce  un presunto  giro di aste immobiliari truccate
In Valcamonica i carabinieri hanno portato alla luce un presunto giro di aste immobiliari truccate
Mario Pari 25.05.2019

Due indagati agli arresti domiciliari, altri quattro in stato di libertà. E la convinzione, da parte degli investigatori, d’aver scoperto chi aveva il controllo delle aste immobiliari in provincia di Brescia. LE INDAGINI sono state condotte dai carabinieri di Breno perchè gli immobili, in particolare uno, finiti al centro delle attenzioni degli inquirenti si trovano in Valle Camonica. I reati contestati vanno, a vario titolo, dalla turbativa d’asta fino, in un caso, alla tentata estorsione e in un altro alle false dichiarazioni. I domiciliari sono stati disposti dal gip per Domenico Benedetti e Franco Bara, originario di Cazzago, ma residente in provincia di Bergamo, a Costa Volpino. Il primo ha trascorsi nella sanità pubblica camuna, il secondo risulta essere l’amministratore di una società immobiliare nel comune bergamasco. Entrambi però sono ritenuti dagli inquirenti in grado di «controllare» le aste immobiliari e di fare in modo che andassero nelle direzioni volute le aggiudicazioni degli immobili. Ci sarebbe quindi stata, secondo chi ha indagato, un’attività finalizzata ad allontanare possibili persone interessate agli immobili e pronte a fare offerte. Allontanamenti che sarebbero avvenuti attraverso la promessa di denaro. Ci sono poi le quattro persone denunciate in stato di libertà. Del reato di turbativa d’asta in concorso devono rispondere l’artigiano da cui è partita la denuncia, di Esine, un 41enne, ingegnere di Esine, due imprenditori di 52 e 42 anni rispettivamente di Cividate Camuno ed Esine. Le indagini dei carabinieri guidati dal capitano Filiberto Rosano sono iniziate quando, appunto l’artigiano ha sporto denuncia. Il 55enne era riuscito ad aggiudicarsi, ad un’asta immobiliare, un immobile in via Collelonghe, per una cifra che si aggirava sui 50mila euro. L’operazione però, nella ricostruzione accusatoria, sarebbe andata in porto grazie, innanzitutto a Benedetti, che aveva incontrato quando era andato a visionare l’appartamento. E in effetti l’artigiano sarebbe riuscito ad aggiudicarsi l’immobile con un rilancio di soli cento euro senza che nessuno degli altri partecipanti all’asta mostrasse interesse a superare l’offerta. Per questo quindi l’artigiano avrebbe dato a Benedetti 5mila euro. Ma la cifra non sarebbe stata ritenuta sufficiente da quest’ultimo che ne avrebbe chiesti altri 12mila. A quel punto il 55enne si è rivolto per sporgere denuncia portando registrazioni audio e conversazioni in chat whatsapp agli investigatori. Nelle indagini, coordinate dal pm Ambrogio Cassiani, si è proceduto anche ad intercettazioni che vengono considerate di particolare rilevanza nell’impianto accusatorio. IN SOSTANZA, quindi al vertice del sistema di «controllo» ci sarebbe Benedetti, che ricorrendo a promesse sarebbe riuscito a fare in modo che gli offerenti diversi dall’artigiano si allontanassero. Si sarebbe poi accordato con chi stava per partecipare all’asta affinché non ci fossero rilanci. Bara, invece, si sarebbe presentato all’asta senza però rilanciare. Per gli inquirenti, quindi Bara e Benedetti sarebbero stati punti di riferimento nel momento in cui si puntava a ottenere la certezza dell’aggiudicazione. Ora negli interrogatori di garanzia potranno fornire la loro versione dei fatti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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