Centrali e scarichi, la valle dei fiumi spariti

Un’immagine emblematica del torrente Grigna, in Valcamonica, ridotto da anni a un rigagnolo dalle captazioni idroelettricheUno striscione appeso durante la manifestazioneSpazzatura raccolta sulle sponde dell’Oglio a Costa Volpino
Un’immagine emblematica del torrente Grigna, in Valcamonica, ridotto da anni a un rigagnolo dalle captazioni idroelettricheUno striscione appeso durante la manifestazioneSpazzatura raccolta sulle sponde dell’Oglio a Costa Volpino
Luciano Ranzanici 30.09.2019

Mentre le piazze delle città grandi e piccole si riempiono di ragazzi pronti a manifestare contro un mondo di adulti che ignora il surriscaldamento globale, un’altra emergenza sotto gli occhi di tutti - giovani e adulti - ha raccolto ieri solo la voglia di esserci di poche decine di attivisti. È successo in Valcamonica, tra Capo di Ponte, Esine e Costa Volpino, con la manifestazione itinerante contro la «rapina» dell’acqua di fiumi e torrenti che ha visto mobilitate tutte le associazioni e i gruppi ambientalisti del territorio; compresi i pescatori di alcuni circoli. Nella mattinata si sono tenuti due sit in e una sessione di pulizia dell’Oglio e di attività didattica per i bambini a Costa Volpino, mentre nel pomeriggio il momento conclusivo si è svolto ancora a Esine, in particolare sul ponte di via Marconi sotto il quale scorre quel torrente Grigna ridotto a un rigagnolo da anni dalle captazioni idroelettriche e difeso dagli «Amici» coordinati da Leonida Magnolini. La giornata di mobilitazione è stata intitolata «Salviamo l’acqua che scorre...», e i problemi serissimi della Valcamonica e dell’alto Sebino sono stati ricordati dai portavoce del Comitato centraline di Valle Camonica e da altri attivisti. Che per l’ennesima volta hanno reclamato lo stop a nuove concessioni idroelettriche, l’emanazione urgente dei decreti sui fattori correttivi per il rispetto del principio del deflusso minimo vitale (una chimera in Valcamonica), e l’attuazione di una vera attività di controllo sui volumi rilasciati dalle captazioni. I pescatori hanno ricordato anche la necessità di ripopolamenti ittici duraturi: l’immissione di avannotti, dicono, non si verifica da almeno tre anni, e forse nel mese che sta per iniziare la Regione provvederà a una semina nell’Oglio. Sotto la lente anche il problema della depurazione, con la richiesta di «un rapido completamento del sistema di collettamento fognario e di trattamento e della verifica degli scarichi industriali». Al centro dell’attenzione come «collettore» incontrollato il fiume Oglio che, fortemente inquinato, riversa di tutto nell’alto Sebino. Nonostante ciò «non è ancora stato completato un intervento organico di tutela e di valorizzazione nel tratto prelacuale e di foce tra Rogno e Costa Volpino», mentre mancano all’appello anche «progetti di recupero e di valorizzazione delle aree spondali con interventi di tutela della biodiversità». AL MATTINO, durante il presidio organizzato sul ponte di Santo Stefano, a Capo di Ponte, a pochi metri da una centralina privata, i pescatori avevano spiegato la loro azione «a difesa della naturalità dell’Oglio, da quando in è stato realizzato l’impianto sul fiume», mentre Leonida Magnolini, sconcertato dall’assenza dell’Ufficio territoriale regionale e dell’Arpa sul tema centraline, ha ricordato che «si fa poco o nulla per impedire il degrado dei nostri torrenti, mentre al contrario vengono agevolate le istanze dei produttori. Le mini centrali producono poche centinaia di kilowatt e stanno invadendo a decine i torrenti della valle: si tratta di un affare garantito dagli incentivi che tutti noi paghiamo nella bolletta energetica». •

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