Cedegolo saluta il centenario

Stefano Maffeis
Stefano Maffeis
L.FEBB. 05.10.2019

Come una sposa che lascia in fremente attesa il futuro marito prima del sì, anche il neo centenario camuno Stefano Maffeis è arrivato con il classico quarto d’ora di ritardo accompagnato in auto dai nipoti, mentre le autorità all’esterno del municipio di Cedegolo attendevano il suo arrivo. Il sindaco con la fascia tricolore, affiancato dai membri della giunta, dal parroco e dal maresciallo dei carabinieri, lo aspettava per festeggiare in sala consiliare i suoi primi cent’anni. Maffeis, nato a Grevo il 30 settembre del 1919, alla fine è arrivato, e dopo aver stretto la mano a tutti i presenti, camminando al braccio della consigliera delegata ai Servizi sociali, è andato a prendere il posto solitamente occupato dal primo cittadino quando dirige le sedute consiliari. E non appena preso possesso dello scranno è partito come un fiume in piena a raccontare la storia della sua lunga vita. Da giovane operaio in una fabbrica della media valle, fino al giorno in cui ha indossato la divisa per andare in guerra. Con commozione ha ricordato le battaglie sul fronte greco albanese, i tanti giovani morti inutilmente per conquistare una posizione che il giorno dopo il nemico riconquistava. E COSÌ VIA. Fino all’8 Settembre, quando come migliaia di altri militari italiani fu catturato dai tedeschi e inviato in un campo di prigionia, dove fu costretto a lavorare fino allo sfinimento in uno stabilimento vicino Mauthausen che produceva armamenti. Ricorda come fosse ieri la fame, il freddo, le angherie dei carcerieri, i compagni di lavoro che gli morivano a fianco. Poi finalmente il ritorno a casa, il matrimonio purtroppo non allietato da nessun figlio, i lavori svolti fino alla meritata pensione, la compagna di una vita che qualche anno fa lo ha lasciato solo. I giorni che trascorre serenamente con gli amici al bar di Grevo o a casa con i nipoti e la badante. Gli occhi nel neo centenario sono diventati lucidi quando il sindaco Andrea Pedrali e la consigliera Barbara Franzinelli gli hanno consegnato un’artistica pergamena; un ricordo che oltre al nome e alla data riporta la scritta «Le rughe della vecchiaia formano la più bella scrittura della vita, quella sulla quale i bambini imparano a leggere i loro sogni». •

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