Addio al «maestro» Rivetta un archeologo della prima ora

I graffiti camuni sono stati uno dei grandi amori del «maestro»Il maestro Giovanni Rivetta
I graffiti camuni sono stati uno dei grandi amori del «maestro»Il maestro Giovanni Rivetta
L.RAN. 01.10.2019

Per tutti a Niardo era il «maestro» Giovanni Rivetta, ma non tutti sanno che se n’è andato uno dei pionieri della ricerca archeologica camuna. Di certo era conosciutissimo: lo ha dimostrato la folla che ieri ha partecipato al funerale nella parrocchiale di Niardo. Lo hanno dimostrato i tanti amici e di conoscenti che lo hanno apprezzato nella sua lunga vita. Rivetta è scomparso a 87 anni dopo una lunga malattia, ed è stato soprattutto uomo di scuola ma anche, appunto, un appassionato delle incisioni rupestri; senza dimenticare la sua militanza alpina e la sua attività di scultore del legno e del marmo. La moglie Renata, anche lei ex maestra elementare, ha ricevuto centinaia di messaggi di cordoglio in questi giorni, e tra questi anche quello speciale del professor Emmanuel Anati, il celebre archeologo fautore dell’inserimento dei pitoti nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità che aveva avuto proprio nel «maestro» un collaboratore prezioso e appassionato. Giovanni Rivetta era poco più che trentenne quando con l’archeologo fiorentino di nascita, il 3 agosto del 1964, costituiva l’associazione «Seminario e Centro camuno di studi preistorici ed etnologici»: con loro c’erano altri 19 soci fondatori, fra i quali tanti camuni illustri quali Franca Ghitti, Giacomo Mazzoli, Gianni Minelli, Gianni Guaini, Andrea Zona e la moglie dell’ideatore del Ccsp Ariela Anati. L’ex insegnante, originario di Capo di Ponte, è stato per dieci anni consigliere del Centro e tra il 1963 e il 1966 stretto collaboratore dello stesso Anati. Prima, negli anni ’50, aveva affiancato quel grande ricercatore autodidatta che fu Battista Maffessoli, conosciuto in particolare per i suoi calchi e molto considerato dal mondo scientifico. L’ORGOGLIO di Giovanni Rivetta erano comunque i suoi figli, Andrea, Alberto e Lorenzo, laureati e tutti trasferiti all’estero, in Francia, Germania e Stati Uniti, dove sono impegnati in ruoli di prestigio, mentre la figlia Ariela, architetto, è rimasta in valle. Anche il maestro si è laureato: dimostrando un grande amore per la cultura ci è riuscito in età avanzata, iscrivendosi da ultra cinquantenne all’Università di Bergamo e ottenendo il titolo in Lingue e letterature straniere nel marzo del 1988. Per ultimi, ma non per minore importanza, non vanno dimenticati i suoi quarant’anni di insegnamento trascorsi a Breno in particolare e a Capo di Ponte, ricordati in questi giorni anche da tanti suoi ex studenti che non hanno perso l’affetto per il loro insegnante. •

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