Usura senza
scrupoli, padre
e figlia arrestati

La Guardia di finanza di Brescia ha scoperto un giro di usura
La Guardia di finanza di Brescia ha scoperto un giro di usura
A.N.D.F 22.10.2019

Imponevano interessi del 62% sul denaro prestato, non esitavano a farsi consegnare i capi di bestiame come acconto sulla restituzione delle somme e in molti casi, nonostante la vittima avesse saldato parte delle rate, si erano rivolti al tribunale ottenendo il pignoramento dei beni del debitore. NON AVEVANO scrupoli di sorta il padre e la figlia di Capo di Ponte arrestati per usura al termine di un’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza. Un’indagine ostacolata dal clima di «omertà» delle vittime e dalla difficoltà di reperire documenti sul giro di prestiti a usura. Padre e figlia infatti registravano la contabilità solo a mano e non utilizzavano computer. Le Fiamme gialle hanno ritrovato dei veri e propri «pizzini» che annotavano le operazioni finanziarie svolte dalla figlia E.Z, mentre il papà G.P.Z, si occupava dei rapporti con i debitori. A squarciare il velo sul giro di prestiti a «strozzo» maturato in un contesto rurale per certi versi «arretrato» la coraggiosa denuncia presentata da un piccolo imprenditore agricolo dell’alta Valcamonica che alleva anche caprini. Nel 2013, aveva ricevuto in prestito del denaro gravato da interessi fino al 62% annui, somma garantita dalla sottoscrizione di una dichiarazione di riconoscimento del debito da parte della vittima. Ad ogni mancato rispetto delle scadenze pattuite per la restituzione delle somme, il debitore era costretta a corrispondere ulteriori interessi. In un caso, nonostante avesse pagato alcune rate del debito contratto, l’usuraio non ha esitato ad utilizzare in sede civile la dichiarazione di riconoscimento del debito, ottenendo così dal Tribunale di Brescia il pignoramento dei beni del malcapitato imprenditore. La restituzione del denaro non sempre avveniva a mezzo contanti, ma anche tramite il prelevamento di animali destinati alla macellazione, il cui valore era destinato ad abbassare l’ammontare del debito complessivo. Le perquisizioni e le registrazioni dei colloqui fra gli indagati e la vittima, hanno fatto emergere un quadro probatorio talmente solido da convincere il gip a firmare un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per i due usurai. •