Un poligono
abusivo con
vista sui «veleni»

I carabinieri forestali della stazione di Vobarno hanno denunciato i tre gestori della struttura priva di ogni autorizzazione legale
I carabinieri forestali della stazione di Vobarno hanno denunciato i tre gestori della struttura priva di ogni autorizzazione legale
26.08.2019

Non solo mettevano a repentaglio l’incolumità degli escursionisti, che in mancanza della segnaletica di pericolo rischiavano di essere colpiti da un colpo d’arma da fuoco vagante, ma smaltendo per anni rifiuti pericolosi hanno creato una fonte di inquinamento i cui effetti dannosi dovranno ora essere valutati da accertamenti ambientali.


IL POLIGONO di tiro privo di ogni autorizzazione è stato scoperto e messo sotto sequestro nei boschi di Sabbio Chiese dai carabinieri Forestali della stazione di Vobarno, nel corso di un’ispezione mirata condotta con il supporto dei tecnici dell’Arpa di Brescia. I sigilli giudiziari sono scattati anche su un ettaro di bosco antistante le postazioni dalle quali veniva praticato lo sport del tiro al piattello. L’attività, oltre ad essere abusiva in quanto esercitata da almeno cinque anni in assenza delle necessarie autorizzazioni, veniva svolta nella più totale inosservanza delle normative ambientali. Una circostanza all’origine della discarica a cielo aperto di rifiuti speciali pericolosi prodotti dagli spari che venivano accumulati negli spazi verdi senza la minima precauzione.


TRA LE SCORIE censite dai tecnici e dai carabinieri forestali frammenti di piattelli, borre in plastica e pallini in piombo, il tutto in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. Il poligono di tiro - hanno accertato le indagini dei militari della stazione di Vobarno - era privo di qualsivoglia tipologia di sistema di raccolta o barriera per intercettare i predetti materiali, che venivano proiettati nell’aria in occasione di ciascuno sparo raggiungendo distanze di oltre 130 metri: ormai da molto tempo tali rifiuti si disperdevano nei boschi circostanti, formando consistenti accumuli di centinaia di tonnellate di detriti sparsi direttamente sul suolo e perfino nell’alveo del torrente che scorre nelle vicinanze, comportando uno stato di evidente degrado ambientale e paesaggistico. I tre gestori della struttura sono stati denunciati per il reato di gestione di discarica non autorizzata che, oltre ad imporre l’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi inquinati, prevede pene detentive che vanno da sei mesi a due anni e multe fino a 26 mila euro. Per i proprietari del poligono scatterà anche la confisca dei terreni.


SULLO SFONDO resta la delicata partita ambientale. Sull’area sarà indispensabile promuovere una campagna di campionamento del suolo, in quanto è probabile che la mancata raccolta da parte dei gestori dei pallini in piombo, che si stima corrispondere a circa una tonnellata all’anno, possa aver provocato la contaminazione dei terreni e il fondo del corso d’acqua. Se il sospetto degli inquirenti fosse confermato dalle indagini e dai test ambientali sulla zona teatro dell’inquinamento, ai tre gestori della struttura sarà contestato il grave reato di inquinamento ambientale, per il quale sono previsti fino a sei anni di reclusione e multe tra i 10 mila e i 100 mila euro.


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