Un’«iniezione»
salverà la
Invatec Medtronic

Spunta un’offerta per la reindustrializzazione della Invatec Medtronic nel mirino di una società svizzera
Spunta un’offerta per la reindustrializzazione della Invatec Medtronic nel mirino di una società svizzera
Cinzia Reboni27.09.2019

Dopo mesi di incertezza e lo stop alle trattative imposto dal cambio di Governo, si apre uno spiraglio per i 300 addetti dell’Invatec Medtronic. Ha compiuto infatti un deciso passo avanti l’operazione di reindustrializzazione dell’azienda con siti a Torbole Casaglia e Roncadelle. La «seconda vita» degli stabilimenti destinati alla chiusura entro il primo semestre dell’anno prossimo sarà affidata alla produzione di un’innovativa siringa monouso. Il percorso di potenziale salvataggio è stato illustrato nel corso del vertice tra sindacati e azienda convocato ieri al Ministero dello sviluppo economico.


I RAPPRESENTANTI dell’Invatec Medtronic hanno confermato che è stata sottoscritta una dichiarazione di intenti vincolante con la Bci, acronimo di Business Creation Investments, società svizzera che opera nel campo internazionale della reindustrializzazione e recupero di siti produttivi. Il primo closing è fissato per novembre, quando sarà siglato un accordo di acquisizione dell’azienda di Roncadelle. In quel momento verrà costituita una newco per avviare una produzione nel campo biomedicale, e in particolare dedicata a una siringa monouso di ultima generazione. Ottimisti, ma prudenti, i sindacalisti di Filctem, Femca e Uiltec: «Registriamo positivamente la possibile realizzazione di un progetto di reindustrializzazione - si legge in una nota congiunta -. C’è tuttavia la necessità di mettere a fuoco una serie di aspetti in merito alla definizione del piano industriale ed alla individuazione di percorsi di passaggio del personale da Medtronic-Invatec alla nuova società. Abbiamo chiesto ulteriori approfondimenti e garanzie». Che dovrebbero arrivare in occasione del prossimo incontro al ministero, che sarà calendarizzato tra il 20 e il 25 ottobre. Dalla lettera di intenti, propedeutica alla stipula di un accordo definitivo, emergono già una serie di punti fermi: a tutti i dipendenti Invatec verrà offerto impiego alla Bci, con pacchetti di salario comparabili a quelli attuali, con l’obiettivo di mantenere le stesse condizioni contrattuali. La Bci è un interlocutore affidabile. La società svizzera vanta una significativa esperienza nella riqualificazione industriale di siti produttivi nel settore dei dispositivi medici ed è già attiva in Italia. Fin dalla sua nascita, nel 1982, ha creato oltre 160 mila posti di lavoro nel mondo, grazie ai propri progetti di riqualificazione aziendale. Come si legge nella lettera di intenti, la società con sede legale a San Gallo prevede una nuova produzione nell’area delle siringhe di sicurezza, strumenti brevettati in grado di evitare ferite da punta accidentali e realizzata con materiali riciclabili.


PER FAVORIRE e sostenere questo piano, Medtronic ha manifestato l’intenzione di richiedere l'accesso alla Cassa integrazione guadagni straordinaria per i dipendenti Invatec. La società, infatti, ritiene la Cigs importante per salvaguardare i livelli occupazionali nei 12 mesi previsti per la transizione da Medtronic a Bci e auspica che, con il sostegno delle rappresentanze sindacali, di Regione Lombardia e del Governo, questa misura possa essere concessa. Medtronic aveva annunciato, nel giugno 2018, la propria decisione di cessare le attività negli stabilimenti Invatec di Brescia. Da allora, per ridurre al minimo l'impatto sugli addetti e sull'economia del territorio, ha lavorato per individuare realtà in grado di procedere ad un progetto di reindustrializzazione del sito avvalendosi della collaborazione della società specializzata Vertus. La holding statunitense ha confermato il proprio impegno a lavorare con le rappresentanze sindacali, Regione e Governo per garantire la massima assistenza ai dipendenti durante il corso di questo processo. Medtronic ha una forte presenza in Italia, un Paese rilevante per il Gruppo. L’Italia è seconda solo all'Irlanda, nel panorama europeo, per le attività operative dell’azienda, che risultano essere significativamente maggiori di ogni altra impresa del settore. Dai 500 dipendenti del 2008 in un solo sito, infatti, in un decennio l’azienda è cresciuta fino ad oltre 2.000 dipendenti in più siti nel nostro Paese.

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