Sette alternative
al depuratore
di Gavardo

Gavardo: lavori per realizzare il maxi depuratore
Gavardo: lavori per realizzare il maxi depuratore
Cinzia Reboni18.07.2019

Dalla protesta alla proposta. Il Comitato referendario Acqua Pubblica Brescia e il Comitato Gaia di Gavardo testano la reale consistenza della volontà delle autorità a trattare proponendo sette «ipotesi» per risolvere il problema della depurazione del lago di Garda. Ipotesi alternative alla controversa soluzione diventata il dogma di Acque Bresciane, ovvero costruire due impianti a Gavardo e Montichiari che scaricheranno i reflui depurati nel Chiese. Scenario bollato dal variegato fronte di oppositori come «irragionevole ed insostenibile» sia a livello di costi che di natura ambientale. «È opportuno considerare, tra le diverse opzioni, quella che presenta il miglior rapporto costi-benefici, sia relativamente alla costruzione che alla gestione dell’intero sistema - spiega Mariano Mazzacani del Comitato Acqua Pubblica -. Ad oggi non esistono normative europee, nazionali o regionali che impediscano di realizzare impianti di depurazione nel bacino del Garda con scarichi a lago, tanto che sono già presenti diversi depuratori. Nel Trentino sono numerosi quelli con scarico a lago, a cui si aggiungono il depuratore di Toscolano, che serve la Cartiera, e quello di Limone, senza che nessuno abbia mai sollevato alcuna questione».

 

LA SOLUZIONE prospettata del depuratore a Gavardo «è assolutamente dispendiosa, sia nella fase costruttiva che nella fase gestionale, oltre ad essere ambientalmente assolutamente insostenibile - aggiunge Filippo Grumi del Comitato Gaia -. A questo vanno aggiunti i princìpi ispiratori per la realizzazione di qualsiasi impianto relativo alla depurazione dei reflui dei Comuni gardesani: il bacino idrologico-imbrifero del Garda quale unica sede naturale per qualsiasi impianto da realizzarsi, l’utilizzo delle Bat, le migliori tecnologie disponibili con depuratori a membrana, la migliore qualità del refluo in uscita dalla filtrazione, con possibile riutilizzo delle acque depurate all’interno dei cicli produttivi, la riduzione dei costi per l’eliminazione dei trattamenti terziari, e il consumo zero del territorio, a meno di valutazione costi-benefici particolarmente favorevoli per soluzioni diverse, dimostrati nel lungo periodo, visto che la vita dell’impianto dovrà essere di almeno 40-50 anni». Le sette ipotesi dei Comitati prevedono l’utilizzo di aree degradate o cementificate, oggetto di adeguate riconversioni o di recupero. Al primo posto la soluzione «Best value for money», ovvero il migliore risultato al minor investimento. «Ci riferiamo alla sostituzione della condotta sublacuale esistente con una nuova, realizzata con le Bat, permettendo il mantenimento delle condotte esistenti eventualmente con parziale rifacimento di quelle usurate, al fine di eliminare l’infiltrazione di acque parassite», spiega Mazzacani. Segue l’adeguamento e potenziamento del depuratore di Peschiera, con scarico nel Mincio, e la realizzazione di un depuratore a Lonato, con scarico a lago, per i Comuni dell’alto Garda fino a Moniga e Puegnago, da realizzare attraverso le compensazioni previste per la bonifica e la riqualificazione delle cave sottoposte a sequestro. Questa proposta prevede al suo interno una variante, con il mantenimento delle condotte esistenti che convogliano presso la condotta sublacuale per la parte nord del lago a servizio di un nuovo depuratore a Toscolano, dove sono già convogliati tutti i reflui della parte sud del Garda fino a Padenghe.

 

L’IPOTESI 4 contempla due nuovi depuratori, con scarico a lago: il primo a Salò, nel sito ex Fonte Tavina, per la parte nord del lago fino a San Felice, e il secondo a Lonato per i Comuni da Moniga e Puegnago fino a Padenghe. Proposta 5: due nuovi depuratori, il primo nell’ex mollificio a San Felice per la parte nord del lago, e il secondo nelle cave a Manerba attualmente in disuso. L’allestimento di un depuratore a Toscolano, con il mantenimento delle condotte esistenti, ed uno a Lonato (per i Comuni da Moniga a Padenghe) apre gli scenari alla sesta ipotesi, mentre l’ultima proposta riguarda la costruzione di 3 depuratori per coprire il fabbisogno di circa 50 mila abitanti: a Salò, sito ex Fonte Tavina, per i Comuni da Gargnano a Salò; nell’ex mollificio a San Felice per i Comuni della media Valtenesi, ed infine a Lonato per i paesi della Bassa Valtenesi.

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