Un avamposto prezioso per la tutela della specie

Un esemplare di Bufo Bufo
Un esemplare di Bufo Bufo
AL.ROM.22.03.2020

Cifre sempre in crescita, quelle registrati dai volontari dell’associazione Monte Alto: il numero dei Bufo Bufo, anche detti «rospi comuni», aiutati dal 2012, anno dell’inizio ufficiale della campagna di salvamento basata sulla Legge 10 del 2008, che prevede la salvaguardia della piccola fauna) segue una linea tendente al rialzo. ERANO 571 i rospi intercettati al primo anno, 767 nel 2013, 953 l’anno seguente, 1254 nel 2015, 861 nel 2016 (quell’anno il clima non favorì la discesa a lago), 2020 esemplari salvati nel 2017 e 2400 nel 2018. Lo scorso anno però, i rospi furono circa la metà di quello precedente: il durò 62 giorni e terminò ad inizio maggio. Il rospo è tra gli anfibi più grandi d’Europa, può raggiungere anche i 20 centimetri di lunghezza, zampe escluse e svolge una funzione importante negli equilibri della natura: si nutre di insetti anche nocivi come le zanzare, oltre che di lumache, lombrichi e addirittura piccoli roditori. I rospi sono inoltre ottimi indicatori biologici perché la loro presenza, assenza o stato di salute dice molto sulle condizioni dell’ecosistema, e contribuisce quindi a stimolare le azioni per la sua salvaguardia. QUELLO tra Clusane e Paratico è l’unico avamposto per la salvaguardia dei Bufo Bufo sulla sponda bresciana del Sebino. La popolazione è relativamente giovane: fino a pochi anni fa dal Monte Alto scendevano verso Cortefranca per depositare le uova nelle pozze della zona industriale che oggi non esistono più.