Fucilate davanti alle Torbiere Un doppio stop per i cacciatori

La posizione originaria di alcuni dei capanni revocati
La posizione originaria di alcuni dei capanni revocati
P.BAL. 07.11.2018

Fine corsa: la battaglia durata anni e avviata dalla Lega per l’abolizione della caccia (e dal Gruppo d’intervento giuridico) contro gli appostamenti galleggianti (e non solo quelli) per la caccia agli uccelli acquatici che circondavano come una cintura le Lamette, ovvero la parte a lago della Riserva naturale delle Torbiere del Sebino, è finita con un secco 2-0 a favore dell’associazione. Ma anche dell’ente gestore della Riserva che, rappresentato dall’avvocato milanese Claudio Linzola, ha resistito prima davanti al Tar, e poi davanti al Consiglio di Stato ai due ricorsi, entrambi cassati, proposti contro l’«esilio» dei rispettivi capanni da parte di cinque cacciatori. LA SENTENZA del massimo organo della giustizia amministrativa ha «liberato» definitivamente dagli spari il corridoio aereo usato dagli uccelli ogni giorno, e in particolare durante le migrazioni, per spostarsi dal Sebino ai canneti rifugio della Riserva, confermando la revoca delle autorizzazioni a una serie di appostamenti galleggianti che per anni hanno funzionato a ridosso dell’area protetta, anche violando le norme sulle distanze di rispetto. E ha stabilito un principio essenziale: quello della prevalenza delle esigenze di tutela dell’ambiente su qualsiasi altra ragione, «diritti acquisiti» compresi. «Le autorizzazioni (ai capanni) rinnovate dalla Provincia nel 2014 - recita infatti la sentenza - non potevano considerarsi intangibili fino alla naturale scadenza (del 2022), in quanto la tutela della Zsc/Zps (Zona speciale di conservazione/Zona di protezione speciale, le qualifiche della Riserva) non poteva che essere prioritaria rispetto allo svolgimento dell’attività venatoria...». Lo stop ai capanni era stato imposto con un provvedimento chiesto dall’ente gestore all’Ufficio territoriale regionale, ma solo alla fine di un lungo rimpallo fatto di Valutazioni d’incidenza fornite dagli stessi cacciatori prima avallate e poi giudicate inadeguate, e di ripetuti inviti della Regione a valutare a fondo la situazione anche alla luce della (quasi) procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea anche per il «caso» Torbiere. La Lac ovviamente festeggia parlando di una «vittoria della legge e della natura contro una lobby venatoria arrogante nella presunzione dell’intangibilità dei propri interessi e dannosa non solo per le stragi di uccelli, ma anche per le decine di chili di piombo che ha lasciato sui fondali dell’area in decenni di spari». •