Morti bianche, anno nero Una vittima ogni 11 giorni

Crescono le tragedie   sulle strade da e per i luoghi di lavoro
Crescono le tragedie sulle strade da e per i luoghi di lavoro
Cinzia Reboni 09.11.2019

Nel Bresciano il 2019 rischia di passare alla storia come il più nero per le morti bianche. Secondo i dati Inail aggiornati al 30 settembre, nella nostra provincia in nove mesi sono decedute 24 persone - oltre il 20% di tutta la Lombardia -, contro le 13 dello stesso periodo dello scorso anno. Fa peggio solo Milano, con 28 tragedie. Ma è il trend a presentare i contorni dell’emergenza: mentre nel capoluogo lombardo nei primi tre trimestri del 2019 si è registrato un calo - nel 2018 le vittime erano state 34 -, l’incremento è da brividi per Brescia. In nove mesi è stato battuto il record negativo dell’intero 2018, che aveva contato 18 vittime, oltre ai cinque bresciani morti in incidenti avvenuti in altre province. Il solo mese di settembre ha fatto registrare tre disgrazie di lavoro, più una «in itinere». Solo Pavia, con i 4 operai morti in una vasca di liquami, ha eguagliato il nostro record negativo. Un mese tragico, quello della provincia bresciana, iniziato con gli incidenti a Georghe Voicu, artigiano edile precipitato dal ponteggio installato alla Pieve di Mura, ed Ahmed Sattoui, caduto dal tetto di un capannone a Flero. Il terzo, Mattia Parmini, è stato ucciso da un carico di zucchero a Paratico. Infine Graziano Guerra, operaio di 49 anni di Milzano, vittima di un incidente stradale avvenuto a Verolanuova, mentre rientrava a casa in sella alla sua Harley Davidson dopo il turno di lavoro alla Zincatura Bresciana. A LIVELLO REGIONALE, gli infortuni mortali dall’inizio dell’anno sono stati 118, cinque in più dello stesso periodo del 2018, di cui 32 «in itinere», avvenuti cioè nel tragitto casa-lavoro. Brescia e Lombardia sono in controtendenza con le stime nazionali, dove complessivamente le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono in calo: 780, 54 in meno rispetto alle 834 dei primi nove mesi del 2018 (-6,5%). Secondo il report dell’Inail, questa flessione - comunque non rassicurante - è legata soprattutto agli «incidenti plurimi», con cui si indicano gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori. Tra gennaio e settembre dello scorso anno, infatti, gli incidenti plurimi hanno causato 67 vittime, contro i 34 morti dello stesso periodo di quest’anno. Il raffronto appare però poco significativo. Oltre la metà dei 67 decessi in incidenti plurimi dei primi nove mesi del 2018, infatti, è avvenuta nel solo mese di agosto, funestato dai due incidenti stradali occorsi in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti, e dal crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 casi mortali denunciati all’Inail. Sempre a livello nazionale, dai dati rilevati al 30 settembre di ciascun anno emerge una riduzione di 36 denunce per i casi mortali occorsi «in itinere» (da 253 a 217) e di 18 per quelli avvenuti sul posto di lavoro (da 581 a 563). Il decremento ha interessato tutte le categorie, a partire dall’Industria e servizi, con 45 denunce in meno (da 715 a 670), seguita dall’Agricoltura, con cinque casi in meno (da 105 a 100 casi), e dal Conto Stato (da 14 a 10). L’analisi di genere, nel confronto tra i primi nove mesi del 2019 e del 2018, mostra un andamento decrescente: 43 casi mortali in meno per gli uomini (da 760 a 717) e 11 per le donne (da 74 a 63). Segno meno anche per le denunce di infortunio con esito mortale dei lavoratori italiani (da 698 a 637) ed extracomunitari (da 97 a 96), mentre tra i comunitari si registrano otto casi in più (da 39 a 47). Per quanto riguarda le classi di età si evidenziano flessioni tra gli under 20 (-6 decessi), nella fascia 30-44 anni (-29) e in quella 55-69 anni (-73), a fronte di due morti in più per i lavoratori tra i 20-29 anni e di 55 in più per quelli tra i 45 e i 54 anni. •

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