La Val Palot
ostaggio di un
bosco spettrale

Un’immagine eloquente del profondo  stato di degrado del bosco che circonda il borgo Alpi Le opere  di bonifica sono state rallentate dal crollo delle quotazioni della legna: le imprese incaricate  erano pronte a rinunciare all’incaricoL’assessore al Territorio ha annunciato l’avvio dei lavori Nei resti dei tronchi della Val Palot proliferano parassiti aggressivi
Un’immagine eloquente del profondo stato di degrado del bosco che circonda il borgo Alpi Le opere di bonifica sono state rallentate dal crollo delle quotazioni della legna: le imprese incaricate erano pronte a rinunciare all’incaricoL’assessore al Territorio ha annunciato l’avvio dei lavori Nei resti dei tronchi della Val Palot proliferano parassiti aggressivi
Alessandro Romele 30.07.2019

I segni della devastazione si sono sedimentati, le ferite lasciate in eredità dal maltempo non si rimarginano e, a 10 mesi dalla tempesta, il paesaggio della Val Palot è un bosco spettrale dove proliferano parassiti «zombie» che rischiano di divorare quella manciata di alberi supertistiti. NELL’OTTOBRE del 2018 una tromba d’aria si abbatte sull’area montana del Sebino: ad essere colpite, in modo particolare, le zone alte di Marone, di Sulzano e la Val Palot a Pisogne. A differenza della Valcamonica dove la bonifica è stata rapida e incisiva, le migliaia di alberi schiantati e sradicati, su oltre 10 ettari di bosco, sono ancora li, seccati dal sole. Nei giorni immediatamente successivi al disastro, il Comune aveva incaricato un pool di aziende di ripristinare i collegamenti con la località Alpi, dove alcune abitazioni erano state investite dai tronchi e dalle ramaglie. Alpi è tuttora a rischio minacciata da piante pericolanti e da porzioni di terreno rese instabili dalla mancanza delle radici degli alberi distrutti dalla tempesta. «È una situazione inaccettabile – osserva Andrea Felappi, proprietario di una casa in Alpi – considerato che dopo quasi un anno non è cambiato nulla. Ho subito danni ingenti, ho dovuto rifare il tetto della mia abitazione. Senza l’aiuto di nessuno. Il Comune ha liberato la strada, ma poi si sono dimenticati di Alpi». «Non servono tecnici per comprendere lo stato di degrado in cui versano i boschi– incalza Viviana Garattini, altra residente del borgo vittima dei danni della tempesta -. I cittadini e il Comune di Pisogne sono stati abbandonati dalla Comunità Montana del Sebino e dalla Regione. Come si fa a riempirsi la bocca di turismo quando si tollera uno schifo come questo?». Sullo sfondo c’è anche un problema ambientale: i tronchi abbandonati sono colonizzati da parassiti naturali, come il bostrico che prolifera nei boschi «morti» e aggredisce le piante superstiti. «A GIORNI – annuncia l’assessore al Territorio di Pisogne Nicola Musati - inizieranno i lavori di recupero el legname da parte delle due ditte boschive incaricate. Il ritardo è dovuto ai tempi di pubblicazione dell'asta e dell'avviso di pubblico interesse. Il prezzo del legname nel frattempo ha avuto un crollo e le società, volevano addirittura rinunciare all’incarico». Contrariamente alla Valcamonica, la Regione ha stanziato poche risorse per l’emergenza. «La chiave di volta sarà il sostegno che la Comunità montana concederà ai Comuni di Pisogne e Zone che vantano la superficie boschiva più ampia del comprensorio», conclude l’assessore Nicoa Musatti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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