Il visibile e
l’invisibile nella
cattedrale di ferro

Nel Forno fusorio un omaggio creativo a Leonardo da Vinci che avrebbe visitato la Valtrompia La scultura «Uomo» realizzata dall’artista Monica  Porta
Nel Forno fusorio un omaggio creativo a Leonardo da Vinci che avrebbe visitato la Valtrompia La scultura «Uomo» realizzata dall’artista Monica Porta
Cinzia Reboni 18.10.2019

Se è vero che bastano tre indizi per fare una prova, bisogna concludere che Leonardo da Vinci nel Bresciano, intorno al 1487 e all’inizio del secolo successivo, c’è stato davvero. O almeno per il tempo necessario a disegnare un mantice di legno «visto a Bressia alla miniera del ferro» o a stendere di suo pugno una mappa del corso del Mella, databile tra il 1508 ed il 1510, con l’indicazione dei paesi attraversati, a partire da «Choj», Collio. LEONARDO SI INTERESSÒ al territorio della Valtrompia perché attratto dalla lavorazione dei metalli. Le sue precise annotazioni segnano, tra i luoghi visitati, anche l’abitato di Tavernole ed il Forno fusorio, maestosa «cattedrale del lavoro». Ed è proprio qui che, a conclusione della giornata di studi «Leonardo da Vinci in Valtrompia. Uomo. Natura. Ingegno», organizzata dall’Officina culturale Triumplina, è rimasto un segno tangibile della sua presenza o meglio, dell’omaggio al genio toscano. Fino a domenica è esposta l’installazione di Monica Porta dal titolo «In-forme del Visibile e dell’Invisibile»: una grande scultura in ferro, omaggio all’Uomo Vitruviano, e due opere pittoriche. LA SCULTURA, intitolata «Uomo» e alta 4 metri, è posizionata all’interno della torre del canecchio ed è concepita attraverso l’utilizzo di proporzioni auree per quanto riguarda la strutturazione delle dimensioni dell’opera. «Ma dal visibile, la forma, inevitabilmente lo spettatore sarà posto sul piano dell’invisibile - spiega l’artista -, dimensione che tanto attraversò la ricerca artistica e umana di Leonardo». L’uomo, di generazione in generazione, modifica l’ambiente. Il suo lavoro è in grado di plasmare un territorio, spesso cambiandone irreversibilmente l’aspetto. Tuttavia, in maniera più profonda, è l’ambiente a plasmare l’uomo, a definirne il carattere, a delineare tratti, consuetudini ed atteggiamenti. L’intervento artistico di Monica Porta al Forno fusorio sembra muovere da questa consapevolezza, ed è la testimonianza di un’esplorazione delle proprie radici culturali. «Le installazioni hanno come punto di partenza il legame con il “mestiere“, l’esperienza come madre del sapere, citando Leonardo stesso. Una scelta quasi obbligata, vista la natura del sito in cui sono stata chiamata ad intervenire», spiega l’artista. Eppure proprio l’identità dello spazio del Forno fusorio, che il tempo ha trasfigurato da luogo di lavoro a tempio in cui si celebra la memoria del lavoro, ha portato Monica Porta a misurarsi con la dimensione spirituale che è centrale nella sua ricerca artistica e di vita. Originaria di Aosta, dopo aver frequentato l’Istituto statale d’Arte nella sua città, ha proseguito gli studi all’Isia di Gargnano. In città ha frequentato i corsi serali di pittura all’accademia Laba, e quelli di lavorazione della ceramica, in particolare della tecnica Raku. Numerose le esposizioni e le mostre personali. Dal 2016 al 2018 ha collaborato con l’associazione Borgo dei Creativi di Corzano, curando lo spazio espositivo dell’Asilo dei Creativi ideando la rassegna d’arte MEàRTe. A completare l’esposizione di Monica Porta, come detto, ci sono due opere pittoriche di grandi dimensioni. Una in particolare, «Nero», è corredata da un’installazione video a celebrare la terra, le donne e gli uomini della Valtrompia. L’installazione è visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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