Il rogo di rifiuti ha creato la chiazza del lago d’Iseo

I riflessi iridescenti provocati dalla presenza  di  idrocarburi nell’acqua,  dal giorno di  Pasquetta sono visibili su tutto il litorale di Pisogne La macchia  inquinante è stata solo parzialmente diluita dalla pioggia caduta in queste ore sul Sebino
I riflessi iridescenti provocati dalla presenza di idrocarburi nell’acqua, dal giorno di Pasquetta sono visibili su tutto il litorale di Pisogne La macchia inquinante è stata solo parzialmente diluita dalla pioggia caduta in queste ore sul Sebino
Alessandro Romele 25.04.2019

E... il terzo giorno, la «farraginosa» macchina delle autorità sanitarie si mise in moto. Solo ieri, a 72 ore dall’allarme scattato all’alba di Pasquetta, l’Arpa ha effettuato la prima ricognizione ufficiale sulla foce del fiume Oglio al confine tra i territori di Pisogne e Costa Volpino, teatro di quello che si annuncia come un disastro ambientale. LA CHIAZZA DI SOSTANZE inquinanti fluide defluita nel lago di Iseo ha nel frattempo preso il largo ed è stata solo parzialmente diluita dalle piogge. L’Arpa ha già individuato la potenziale fonte e l’origine della contaminazione provocata dalle operazioni di spegnimento dell’incendio divampato alla vigilia di Pasqua alla Valcart, l’azienda di Rogno specializzata nel trattamento di rifiuti. Le misure anti-inquinamento d’avanguardia messe in campo dalla società sono state tempestive e soprattutto incisive, ma le vasche di percolazione dove viene accumulata la parte fluida della fisiologica decomposizione degli scarti si sono riempite di acqua, solventi sostanze schiumogene impiegate dai Vigili del fuoco per soffocare le fiamme. A un certo punto - è questa l’ipotesi più accreditata al momento dalle autorità sanitarie -, c’è stata una tracimazione di fluidi che attraverso la rete fognaria e i corsi d’acqua superficiali per effetto del fenomeno dei vasi comunicanti è finita sino all’area del depuratore di Costa Volpino. Ed è qui che la sostanza inquinante ha continuato a defluire nell’Oglio prima e nel lago di Iseo poi. È questo l’affresco emerso dalla prima giornata di controlli effettuati con il supporto dei Vigili del fuoco di Montisola che hanno messo a disposizione il loro battello, e i carabinieri forestali di Pisogne. Ad agevolare la ricognizioni dopo l’iniziale stallo legato alla competenza territoriale dell’intervento a cavallo tra i Comuni di Pisogne e Costa Volpino è stata la prefettura di Brescia. I tecnici dell’Arpa hanno appurato che nel canale della ex Italsider, non ci sono più tracce di sostanze inquinanti. Il team è risalito con il battello dai Vigili del fuoco da Montisola fino alla foce dell’Oglio eseguendo numerosi controlli negli sfioratori e negli scarichi. Sono stati ispezionati persino che navigavano nella zona per verificare eventuali perdite dai serbatoi. Con l’incedere delle verifiche è risultato sempre più chiaro il nesso tra la densa macchia fluorescente con un chilometro di circonferenza e l’incendio della Valcart a Rogno. Nel tardo pomeriggio l’Arpa ha effettuato un ulteriore sopralluogo al depuratore di Costa Volpino. Ma siamo soltanto all’inizio di una complessa operazione di monitoraggio: da un lato bisognerà ispezionare le canalizzazioni e i corsi d’acqua che solcano i nove chilometri che separano Rogno dalla foce dell’Oglio per verificare eventuali contaminazioni. Dall’altro a preoccupare è la sostanza disciolta nel lago di Iseo che rischia di danneggiare la fauna ittica. • © RIPRODUZIONE RISERVATA