Un morto su due porta la firma del Covid-19

William Geroldi05.05.2020

Che marzo sia stato un mese orribile per le vite falcidiate dal Coronavirus, è una triste e risaputa realtà. Ora l’Istat, con la collaborazione dell’Istituto superiore di sanità, mette nero su bianco l’entità dei lutti - concentrati in un mese solo, marzo - specificando i decessi per Covid 19. Un dato utile a conoscere la dimensione dell’epidemia, ma che tuttavia riaccenderà il dibattito sulla fase di accertamento del contagio perché dal rapporto emerge con tutta evidenza una zona d’ombra, ovvero delle morti non riconducibili con certezza al virus, ma che a lui in qualche misura sono da attribuire. BRESCIA ha pagato un tributo terribile alla pandemia, collocandosi nel novero delle province, una quarantina, più flagellate dalla malattia. Su una rilevazione che ha interessato il 98 per cento dei Comuni, pari al 98,9 per cento della popolazione, nel solo marzo i decessi nel Bresciano sono stati il 290 per cento in più rispetto alla media dello stesso mese negli anni dal 2015 al 2019. Si pensi tra l’altro che in gennaio e febbraio 2020 in provincia i morti erano invece diminuiti dell’8,9 per cento. In valori assoluti la «strage» colpisce ancor di più per le dimensioni. Dal 20 febbraio (il giorno in cui viene segnalato in Lombardia il primo caso italiano di Covid-19) al 31 marzo in provincia sono state contate 4.450 vittime; la media dello stesso periodo dal 2015 al 2019 è di 1.385 decessi. L’incremento è spaventoso, ben 3mila croci in più. E i morti del Covid-19 tra il 20 febbraio e il 31 marzo, rivela il rapporto Istat sono 1.574, pari al 35 per cento del totale. Uno su tre, ma se si prende a riferimento il solo eccesso di decessi rispetto allo stesso periodo il valore balza al 50 per cento, la metà. E in ogni caso resta ancora senza una spiegazione una quota ancora rilevante di morti. E Brescia dall’inizio dell’anno al 15 aprile conta purtroppo 1.236 lutti a fronte di 703 nello stesso periodo dell’anno precedente; e ancora 255 morti nei primi 15 giorni di aprile. Di certo l’indagine congiunta di Istat e Istituto superiore di sanità terrà accesi ancora a lungo i riflettori su una tragedia dalla proporzioni inimmaginabili e ancora da definire con esattezza nei suoi dolorosi confini. Più in generale, ben il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale, si concentra in 3.271 comuni di 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Nell’insieme i decessi sono più che raddoppiati nel mese di marzo 2020 rispetto alla media riscontrata a marzo nel quinquennio 2015-2019. Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo 2020 i morti sono passati da 26.218 a 49.351 (+23.133); poco più della metà dell’aumento è costituito dai morti positivi al Covid-19. • © RIPRODUZIONE RISERVATA