Nel freezer uccellini
protetti. Denunciato
un bracconiere

Il materiale vietato che è stato sequestrato al 62enne
Il materiale vietato che è stato sequestrato al 62enne
30.08.2019

C’era un giardino «mortale» nascosto tra i boschi di Binzago di Agnosine. Sulle balze ricavate in un terreno recintato e pertinente alla seconda casa di una persona di Lumezzane era stato eseguito un «lavoro»: un groviglio di cavi e pali in acciaio, tante piante con bacche attraenti per gli uccelli e un sistema di «filodiffusione» davvero complesso. Ben cinque diffusori facevano volare i canti di diverse specie in contemporanea, dal tordo bottaccio alla capinera, attirando i migratori in una barriera formata da sette reti da uccellagione di una decina di metri ciascuna. Quando i carabinieri forestali della stazione di Vobarno, mercoledì pomeriggio, sono passati davanti a quella casa nel bosco non credevano alle loro orecchie, e quando hanno varcato il cancello hanno trovato una scena incredibile. Nelle reti si dibattevano luì, balie nere, beccafichi e capinere, e tutto intorno c’erano gabbie e voliere di ogni dimensione contenenti fringuelli, frosoni, pettirossi, beccafichi, tordi e capinere. In tutto nelle gabbie c'erano 76 uccelli protetti ovviamente privi di anellini che sono stati quasi tutti liberati, a parte un piccolo gruppo di esemplari non in grado di volare e quindi trasferiti in un centro per il recupero della fauna selvatica. DOPO IL «CENSIMENTO» e le liberazioni è iniziata la perquisizione dei locali, che ha regalato molte altre sorprese. Oltre ad altri volatili protetti e a decine e decine di tordi, cesene e storni di origine apparentemente legale, l’uccellatore nascondeva nella seconda casa altre cinque reti, due prodine, una gabbia trappola per mammiferi e soprattutto 244 uccelli protetti spiumati, congelati e già pronti per essere ceduti o cucinati. Un sequestro imponente, che fa naturalmente pensare al probabile ruolo del valgobbino nel ricchissimo mercato clandestino dei volatili vivi e morti. La persona finita nei guai era inoltre già conosciuta: il sessantaduenne, è stato anche un capannista ed è ancora titolare di due appostamenti fissi di caccia. La sua lunga attività illegale e le denunce rimediate gli hanno fruttato l’addio alla licenza, ma la cosa non lo ha evidentemente convinto a smettere di saccheggiare la fauna selvatica. L’ennesima denuncia, stavolta per furto aggravato ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato, potrebbe ora costargli caro: è infatti prevista la reclusione da due a sei anni. NON C’È PERÒ solo la Valsabbia a fare da sfondo alle imprese dei bracconieri d’agosto, e non ci sono neppure solo ladri di selvaggina di mezza e terza età. Lo dimostra il 25enne preso sempre mercoledì, ma poco dopo l’alba, da altri carabinieri forestali, quelli del Soarda, arrivati nel Bresciano in queste ore per contrastare in particolare la strage delle balie nere: piccoli e precoci migratori protetti diretti in Africa. Supportati dai colleghi del Gruppo di Brescia, i militari hanno quindi organizzato un appostamento attorno a un campo di mais nella periferia di Brescia, nel quartiere delle Fornaci, dal quale arrivava un canto registrato riprodotto da un semplice smartphone. Bracconiere 2.0 verrebbe quasi da dire NEI FILARI L’UCCELLATORE under 30 aveva piazzato una lunga rete con la quale aveva già catturato una decina di uccelli protetti, nell’elenco c’era anche un raro e bellissimo pettazzurro; ma il meglio si trovava nella casa perquisita poi, nella quale il giovane custodiva altre 25 reti, 63 mini tagliole per uccellagione, i «sep», tre richiami elettroacustici, ben 178 esemplari morti di avifauna protetta e per finire un fucile e 300 munizioni relative senza avere alcuna autorizzazione al possesso di una qualsiasi arma. Il fucile, si è poi scoperto, era in prestito, per cui, mentre il bracconiere delle Fornaci ha ricevuto tra le altre anche una denuncia per porto abusivo di armi, il proprietario è stato inquisito per il reato di omessa custodia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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