Cura del verde, 8 paesi su dieci sono virtuosi

Cinzia Reboni 05.08.2019

L’ondata di maltempo che ancora una volta ha decimato il patrimonio di verde di moltissimi paesi, riporta alla ribalta la questione della manutenzione dei parchi urbani. In un clima di austerità diffusa, i Comuni sono spesso costretti ad applicare dolorosi tagli in ambiti a torto considerati superflui come appunto la cura degli alberi. Eppure mantenere in salute i filari di piante non è solo una questione estetica, ma anche di sicurezza considerati i danni provocati ad auto e strade da tronchi e rami sradicati dalle tempeste e dalle trombe d’aria. Senza dimenticare che il tasso «green» nelle città incide sulla qualità della vita. Come spiega anche il rapporto Ispra 2018, gli spazi verdi hanno un ruolo significativo: da una parte svolgono una funzione sociale, in quanto rappresentano per i cittadini un luogo di svago, dall'altra forniscono un servizio ambientale, poiché mitigano l'isola di calore che si crea nelle aree urbane «soffocate» da cementificazione e inquinamento. I COMUNI DESTINANO parte del loro bilancio alla manutenzione del verde urbano. Tale spesa è inclusa nella voce di «tutela, valorizzazione e recupero ambientale», ma non comprende i costi per la manutenzione di oasi e riserve protetti, inclusi nella voce «aree protette, parchi, protezione naturalistica e forestazione». Questa suddivisione tra le voci di spesa pone degli ostacoli a livello di analisi. Come sottolinea OpenPolis, non permette di avere una visione del contributo complessivo che i Comuni destinano alla promozione del verde. La quantità di elementi compresi nel programma di «tutela, valorizzazione e recupero ambientale» inoltre impedisce di isolare la quota di investimento per il verde urbano. Spesso i Comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nel capitolo dedicato, a discapito di un’analisi completa. Ne è riprova il fatto che, in provincia di Brescia, sono ben 40 i Comuni che non avrebbero speso nemmeno un euro nel 2017 per il verde pubblico. Cosa quanto mai improbabile, considerando che nell’elenco figurano - tanto per fare un esempio - paesi come Salò, Borgosatollo, Castegnato, Rezzato e Cazzago San Martino. Non ci sono invece dati disponibili per Alfianello e Fiesse. Una classifica «zoppa» quella stilata da Openpolis, insomma, ma che consente di avere un quadro generale e sostanzialmente certo almeno per l’80% dei Comuni della provincia. «Magari spendessimo zero euro per il verde pubblico - osserva il sindaco di Salò Gianpiero Cipani -. Per un Comune così importante a livello turistico, la manutenzione delle aree verdi è fondamentale. Abbiamo una convenzione con una cooperativa che ci costa più di 70 mila euro l’anno, ai quali vanno ad aggiungersi la consulenza agronomica per il taglio delle piante, i servizi di rimozione e taglio degli alberi d’alto fusto in caso di emergenza, la ripopolazione delle palme, due giardinieri fissi, dipendenti del Comune, e manodopera extra, soprattutto in estate o in caso di interventi urgenti. Per la manutenzione del verde pubblico quest’anno prevediamo di superare complessivamente i 200 mila euro». Difficile insomma fornire stime precise e numeri completi. «Se consideriamo la manutenzione generale, andiamo su cifre astronomiche - aggiunge il sindaco Cipani -. Recentemente abbiamo riqualificato piazza Fossa, investendo un milione e mezzo, e sicuramente almeno 100 mila euro sono stati spesi in verde pubblico. È stato rifatto il Porto di Barbarano, con la sistemazione di nuovi vasi e il taglio di alcuni pini marittimi. Anche il Parco Rimembranze è stato oggetto di un intervento costato complessivamente 60 mila euro. Tutte le voci di spesa per il verde sono finite un po’ dappertutto nel bilancio: non c’è un capitolo ad hoc». QUELLO RELATIVO alla cura del verde pubblico è «un costo variabile - sostiene Gianluca Cominassi, sindaco di Castegnato, altra Amministrazione comunale che secondo OpenPolis è nella lista degli enti locali a investimenti zero nel comparto green -, ma certamente la spesa per il verde pubblico è considerevole. Per la manutenzione degli 11 parchi del paese, che abbiamo dato in appalto, spendiamo circa 40 mila euro l’anno, a cui vanno aggiunte le potature extra, che dall’inizio del 2019 hanno già compreso 380 piante. Poi ci sono gli interventi mirati al bisogno: in caso di maltempo possono cadere degli alberi o subire dei danneggiamenti. Una situazione che ha già comportato uno stanziamento di 8 mila euro. Non lesiniamo certo sugli investimenti nel verde pubblico». «Zero spese? Magari - ribatte Alessandro Pagani, assessore al Verde di Borgosatollo -. Nel nostro bilancio non risultano stanziamenti relativi alla manutenzione di parchi e giardini semplicemente perché la gestione e i relativi costi, in modo assolutamente trasparente, sono stati demandati alla Borgosatollo Servizi, società partecipata del Comune al 100%. Mediamente comunque si spendono circa 50 mila euro all’anno per tenere in ordine tutte le aree verdi del paese. Non è una cifra indifferente, ma di certo sono soldi ben spesi perché garantiscono sicurezza e ci mettono al riparo dal rischio del degrado urbano». Secondo la stima di OpenPolis, nella nostra provincia il Comune più «green» è Limone - nono a livello regionale e 72esimo nella classifica nazionale, che conta complessivamente 1.512 paesi - con 289,53 euro spesi pro-capite nel 2017 per la manutenzione del verde pubblico. Al secondo posto su scala provinciale figura Sirmione con una spesa pro-capite di 162,8 euro. Completa il podio bresciano Capovalle con un investimento per residente pari a 142,33 euro. La città occupa la 783esima posizione del ranking italiano. •