Costituito il «Tavolo di lavoro» per il superamento della Delrio

Costituito il tavolo di lavoro per il superamento della Delrio
Costituito il tavolo di lavoro per il superamento della Delrio
William Geroldi 19.06.2019

Superare la legge Delrio per tornare all’elezione diretta da parte dei cittadini del Consiglio provinciale, cancellata dalla riforma del 2014 che ha trasformato le Province in enti di area vasta, guidate da un sindaco e amministrate da consiglieri provinciali eletti dagli stessi sindaci e dai consiglieri comunali sulla base di un meccanismo di funzionamento alquanto complesso. UNA LEGGE che comunque preludeva alla loro scomparsa, secondo quanto indicato dalla riforma costituzionale del governo Renzi bocciata poi dal referendum del dicembre 2016. Le Province sono rimaste, ma si sono ritrovate in mezzo al guado, nè carne ne pesce, private di competenze, a corto di risorse e dal futuro sempre più sbiadito, pur continuando ad occuparsi di partite impegnative come viabilità, edilizia scolastica, questioni ambientali. Così, dopo la mozione approvata all’unanimità nei giorni scorsi dal Consiglio provinciale che chiedeva al legislatore di ripristinare il suffragio universale, il presidente Samuele Alghisi - che è anche sindaco di Manerbio - ha firmato il decreto di costituzione del tavolo di lavoro per «il superamento della legge Delrio con l’obbiettivo di promuovere il ripristino del sistema previsto precedentemente per le elezioni provinciali». La scelta della figura cui affidare la presidenza del tavolo è caduta su Matteo Micheli, assessore leghista a Concesio, capogruppo del centrodestra in Broletto: decisione politicamente impegnativa perchè se per un verso contribuisce a favorire un clima bipartisan su una materia piuttosto complessa, nello stesso tempo implicitamente riconosce le ragioni della Lega che del ritorno allo status quo ante è convinta sostenitrice, così come sul piano comunale mira alla reintroduzione delle circoscrizioni nelle città. Lettura non condivisa da Alghisi, che preferisce tenersi lontano da considerazioni strettamente politiche e pone l’accento «sull’intesa raggiunta in nome dell’impegno a ridare un orgoglio amministrativo a questo ente» e rilancia sul piano istituzionale il ruolo dell’Upi, l’Unione delle province italiane che ha già avanzato proposte in materia, che si aggiungono a quelle depositate in Parlamento. INSOMMA, si concede Alghisi, non c’è solo la Lega a remare in quella direzione. «La Delrio è una riforma finita male» ammette il presidente che peraltro al referendum costituzionale si espresse per il no. «Il grande problema sarà - riflette ancora - quali competenze ridare a questo ente chiamato a fare programmazione sul territorio». Nello stesso modo Micheli stempera ogni lettura politica, riconoscendo anch’egli ad uno schieramento ben più ampio la paternità delle critiche alla Delrio: «Chi più, chi meno, in tanti hanno comunque espresso parere negativo sulla legge. Mi ha fatto piacere la mozione approvata all’unanimità, credo sia un caso unico in Italia. Apprezzo il clima di apertura che non potrà che farci lavorare bene. La Delrio ha ferito gravemente le Province, dobbiamo riportarle alla dignità che avevano». Micheli aggiunge che modificare non significa stravolgere: «Di certo è importante ripristinare l’elezione diretta del consiglio provinciale, riportare la durata di presidente e consiglio a cinque anni e dotare questi enti di risorse». Il neo incaricato nei prossimi giorni valuterà le figure a cui chiedere collaborazione, di certo ci saranno parlamentari per l’evidente necessità di costruire con altri una proposta capace di superare lo scoglio di Camera e Senato a cui spetta l’ultima parola mentre Samuele Alghisi insiste: «Su questo tema come amministratori è stato più facile trovare delle intese». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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