«Anticipare la stagione è pericoloso per i turisti e devastante per la fauna»

C.REB. 01.09.2019

«Mentre il tema della tutela della natura è al centro dell’agenda internazionale, in Italia invece di preservare l’ambiente dalle stragi di caccia, nulla sembra cambiare e si tornerà a sparare già oggi, in sostanziale assenza di controlli, oppure affidati incredibilmente agli stessi cacciatori». A lanciare l’allarme sulla preapertura della caccia è la Lav. «Il riordino delle Province ha determinato in molti casi l’azzeramento dei corpi di Polizia provinciale deputati ai controlli venatori. È facile immaginare che in queste condizioni si tratterà di una vera e propria mattanza». MASSIMO VITTURI, responsabile Lav Animali Selvatici osserva: «Le preaperture non sono affatto obbligatorie tuttavia, in gran parte delle regioni, vengono concesse da amministratori che, nella continua ricerca di consenso politico, sono disposti a sacrificare la vita di milioni di animali. Una situazione grave sia sotto l’aspetto etico, quanto sotto il profilo dell’equilibrio ambientale». La preapertura della caccia - sia pur limitata ad alcune specie: nel Bresciano esclusivamente alla cornacchia grigia e nera - è una pratica che tutte le associazioni animaliste hanno sempre criticato perché sarebbe in contrasto con i principi delle direttive comunitarie, oltre che con i princìpi scientifici per la conservazione e la tutela dell’avifauna. UNA VITTORIA, in questo senso, è arrivata da Marche e Abruzzo, dove il Tar ha sospeso con decreto cautelare la preapertura. «Consentire di sparare fin dal primo settembre, oltre a comportare l’uccisione di un maggior numero di animali, determina un grave impatto sugli equilibri ambientali e costituisce un grave rischio per i tanti turisti ancora in vacanza - osserva Massimo Vitturi -. Lo scorso anno, dal primo settembre al 31 dicembre, l’Associazione Vittime della Caccia ha censito sul territorio nazionale 16 morti e 49 feriti, tra cui anche due bambini». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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