Toninelli: «Non bloccherò la Tav del Garda»

Il ministro Toninelli ribadisce l’intenzione di non ostacolare la realizzazione della Brescia-VeronaIl ministro Danilo Toninelli
Il ministro Toninelli ribadisce l’intenzione di non ostacolare la realizzazione della Brescia-VeronaIl ministro Danilo Toninelli
Davide Vitacca 23.03.2019

Davide Vitacca MILANO L’alta velocità Brescia-Padova si farà (forse), ma il Governo giallo-verde è intenzionato a vigilare affinché l’opera sia puntellata da un’analisi costi-benefici in grado di giustificare l’investimento (pari a 8 miliardi di euro più Iva) e di prospettare scenari improntati alla sostenibilità economica. In visita all’impianto di manutenzione di Trenitalia di Milano Greco Pirelli, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ribadisce quanto dichiarato nelle scorse settimane e conferma l’intenzione dell’esecutivo di non voler ostacolare in alcun modo l’avvio dei cantieri lungo il tracciato per Verona compreso tra la città e il Garda. CONTRARIAMENTE a quanto più volte affermato in merito alla linea «gemella» Torino-Lione, definita «politicamente e finanziariamente inopportuna», il titolare del dicastero ha lasciato intendere che l’alta velocità tra Lombardia e Veneto rappresenti un progetto con un iter autorizzativo già avviato e pertanto inarrestabile. Affermazioni che il membro dell’esecutivo ha rilanciato con fare perentorio anche per spiegare le informazioni che indicavano l’inserimento dell’infrastruttura strategica all’interno del decreto «sblocca-cantieri». «Il provvedimento riguarda la riformulazione del codice degli appalti e la creazione di un unico libretto delle istruzioni a cui gli operatori che partecipano alle gare dovranno attenersi. Abbiamo individuato con i tecnici di Anas e con Rfi quei cantieri che necessitano di un commissariamento per essere velocizzati: la Brescia-Verona non rientra tra questi, semplicemente perché non c’è nulla da sbloccare - ha chiarito Toninelli, affermando di «non aver mai fatto perdere un solo giorno di tempo e alcun posto di lavoro». L’incertezza sull’avvenire dell’alta velocità bresciana resta comunque, avvalorata dal fatto che l’asserzione del ministro riguardo a una partenza dei lavori data per scontata - che secondo il cronoprogramma formulato da Cepav Due, il consorzio di imprese incaricato di realizzare la tratta, è fissata per la primavera del 2020 - contrasta con l’esplicita volontà di «attenzionare l’opera per capire se è profittevole o meno» lasciando intendere che si possa dare il via libera con l’obiettivo di limitare le perdite dovute al ritardo accumulato (che l’Università Bocconi stima ad oggi attorno ai 50 miliardi) salvo poi fare eventualmente marcia indietro nel caso in cui lo studio dovesse evidenziare criticità. «Non abbiamo nessun pregiudizio, ma è necessario partire dai numeri per prendere le decisioni migliori», ha tagliato corto il ministro pentastellato, per il quale «è necessario smetterla con le grandi opere fatte soltanto per impegnare i soldi e cominciare a liberare risorse per interventi davvero utili». In attesa della definitiva presentazione del progetto esecutivo e della formulazione dei decreti per gli espropri da parte di Rfi, che secondo l’amministratore delegato del gruppo Pizzarotti Corrado Bianchi «ha subìto uno stop proprio per aspettare l’analisi costi-benefici del ministero», guardando ai fatti e non alle parole non è ancora chiaro se per l’esecutivo Salvini - Di Maio l’asse Tav tra Torino e Venezia rientri a pieno titolo nel panorama degli interventi «vantaggiosi» per il Paese. •