Scoppia il caso
delle Balosse
«spianate»

Una vasta area della zona umida delle Balosse ha subito il taglio di numerose piante, alberi e arbustiLe piante tagliate erano in maggioranza essenze autoctone e tipiche
Una vasta area della zona umida delle Balosse ha subito il taglio di numerose piante, alberi e arbustiLe piante tagliate erano in maggioranza essenze autoctone e tipiche
25.03.2020

Alessandro Gatta Fa discutere a Moniga (e non solo) l’effetto «tabula rasa» ben visibile in questi giorni nella zona umida delle Balosse, uno degli ultimi scrigni di biodiversità alle porte del paese e al confine con Padenghe e Soiano. A COLPO D’OCCHIO è impossibile non notare il taglio e l’eradicazione di numerosi alberi (tutte specie autoctone, così pare: ontani, pioppi bianchi e salici) oltre che di arbusti, ceppi e radici, canne palustri e altro, per la posa di grossi tubi interrati di cemento che dovrebbero servire a incanalare il rio Balosse, che dalla campagna scende verso il cimitero e il lago. L’intervento, in area privata, è stato autorizzato dal Comune, ma sono diversi i cittadini e gli ambientalisti che si chiedono se sia stato tutto realizzato a regola d’arte. E non solo: sul posto si sono già presentati anche i Carabinieri Forestali, per un primo sopralluogo, intervenuti per raccogliere informazioni e documentarsi (e informare nel frattempo la Procura). In attesa dei primi riscontri, anche dal municipio annunciano un sopralluogo di verifica: i lavori, fanno sapere dall’Ufficio tecnico, sono conseguenti all’ordinanza comunale che imponeva ai privati di ripulire i fossi e migliorarne la funzionalità idraulica così da evitare i ripetuti fenomeni di esondazione del rio (soprattutto quando piove). Gli accertamenti dei militari serviranno ora a capire se questi lavori sono stati eseguiti rispettando tutte le autorizzazioni e i vincoli attualmente in vigore. LA ZONA delle Balosse è infatti nota per le sue caratteristiche ambientali: alberi e arbusti autoctoni, canneti e laghetti, aree paludose ancora oggi utilizzate per la nidificazione di uccelli (anche solo di passo: fagiani, falchi di palude, lucherini e migliarini in autunno) e per la riproduzione di piccoli anfibi come le rane, oltre alle tane delle lepri. Sul tema interviene anche la Lac, la Lega per l’abolizione della caccia: «Mancano ancora i contorni precisi dell’intervento - si legge in una nota - ma gli elementi già evidenti fanno pensare già da ora a un’operazione insensata, che peserà come sempre solo sulla natura. Per attuare l’operazione sono stati sacrificati troppi alberi, compromettendo l’habitat di anfibi, uccelli e mammiferi, senza sapere quali saranno sulla lunga distanza gli effetti della riduzione del rio sui resti di questo habitat palustre. Chiediamo al Comune di Moniga - conclude la Lac - su quali basi e che tipo di autorizzazione sia stata concessa, e se in municipio ci si è interrogati sugli effetti del cantiere, partendo dalle esigenze di tutela dell’ambiente che dovrebbero essere prioritarie al momento di valutare qualsiasi cambiamento dello stato dei luoghi». •