Corse clandestine
in moto,
scatta l’allarme

I motociclisti sfrecciano impuniti lungo la provinciale Iseo-Polaveno
I motociclisti sfrecciano impuniti lungo la provinciale Iseo-Polaveno
Giuseppe Zani 08.10.2019

Di sabato e di domenica, quando il tempo è bello, la strada provinciale Iseo-Polaveno diventa un’affollata pista per motociclisti. Ci sono addirittura gare cronometrate, e talvolta i potenti bolidi sfrecciano con un passeggero a bordo. E scommesse vinte o perse. Anche nell’ultimo fine settimana c’erano nutriti gruppi di centauri raccolti sotto il cavalcavia dello svincolo di collegamento alla nuova 510, in località «Ai ciliegi», alla curva de’ «La Rocca» e sulla balconata a lago del ristorante «Il Ginepro», in attesa di sfidarsi risalendo e scendendo a tutto gas la Iseo-Polaveno. DIECI CHILOMETRI di incubo per i ciclisti e persino per gli automobilisti, costretti il più delle volte a frenare o a scansarsi per evitare di essere investiti o di scontrarsi. Tutto il percorso, tranne qualche breve rettilineo, è a curve e stretto, tanto che due macchine che si incrociano debbono badare a tenersi ben vicine ai bordi della strada. I centauri scaldano le gomme prima della partenza, poi si tuffano nella loro insana competizione accelerando a manetta per staccare solo all’ultimo nanosecondo, piegandosi col ginocchio a terra nelle curve e controcurve e rischiando l’osso del collo nei sorpassi. «C’è da farsi il segno della croce- sbotta un cicloturista che arranca sulla salita di Santa Teresa, mentre tre bolidi gli sfrecciano sotto il naso rombando-. Il sabato e la domenica si sanno convegno qui. Certi fine settimana sembra che addirittura sia stato organizzato un raduno motoristico ufficiale». Il controllo della velocità è affidato a un solo speed-check funzionante, in località Furche, quasi sul confine con Polaveno: però non scatta foto a chi scende verso Iseo a tutta birra, superando il limite di 70 chilometri l’ora, la foto la scatta a chi risale verso Polaveno e non di rado, poiché la targa resta dietro e il centauro è coperto dal casco, immortala un bel dito medio alzato in primo piano. L’altro speed-check, nella vicinanze dell’ex ristorante «Ai cigliegi», è stato messo fuori uso da tempo. NEGLI ANNI ALTRI dispositivi di rilevamento della velocità sono stati scassati e gettati nella vegetazione sottostante. Polizia locale e carabinieri più volte si sono dichiarati impotenti di fronte a comportamenti così pericolosi, perché al comparire degli uomini in divisa scatta il passaparola e i motociclisti subito si mettono in riga o si dileguano. •

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