«Ztl», Brescia
non accende
le auto ibride

Aldo Bonomi, presidente Aci
Aldo Bonomi, presidente Aci
Manuel Venturi 11.01.2019

Automobili in corso Zanardelli o in piazza Loggia? Non è impossibile, a patto che siano elettriche o ibride. La «novità» emerge dall’ultima manovra finanziaria, in cui è contenuta una norma già molto discussa che apre la possibilità di accesso alle zone a traffico limitato e pedonali alle auto meno inquinanti: il comma 103 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità inserisce nell’articolo 7 del Codice della strada un comma 9 bis, che allarga le maglie delle «Ztl» e, soprattutto, delle zone pedonali. Le critiche si sono già alzate in molte città, anche molte associazioni si sono schierate contro una misura che il Governo ha già promesso di ritirare, o almeno di rivedere. Ma per ora la norma è stata approvata e bisogna considerarla salvo novità. Nelle «Ztl» del centro storico di Brescia entrano ogni anno oltre 3 milioni e mezzo di vetture e i verbali per le contravvenzioni per gli accessi irregolari sono stati oltre 60 mila nel 2017: come riporta il sito di Brescia mobilità, la violazione del divieto di circolazione è soggetta a una sanzione che varia da 83 a 333 euro. Per il regolamento del Comune (al pari di molte altre città italiane), le auto elettriche hanno già libero accesso nelle «Ztl», mentre per le ibride ciò non è consentito: ampliare la possibilità di ingressi a queste ultime aprirebbe la strada a oltre 6.500 veicoli ibridi, vale a dire quelli circolanti a Brescia e provincia alla fine del 2018. Proprio questa potrebbe essere la ragione dell’introduzione del comma 103 nella Finanziaria: dare impulso a un segmento in crescita, mentre il mercato dell’auto è in crisi. Ma per Carmine Trecroci, presidente del circolo bresciano di Legambiente, «non è la strada da seguire. Qualcuno nella maggioranza pensa che per promuovere lo sviluppo dell’elettrico occorrano incentivi di questo tipo, mentre un altro settore del governo spinge perché le aree pedonalizzate e le Ztl vengano riaperte alla circolazione - spiega -: il guaio è nell’aver inserito le aree pedonali, sarebbe un’offesa non solo all’idea dei centri storici senza auto, ma anche alle evidenze scientifiche che riguardano l’impatto della circolazione delle auto».

L’INQUINAMENTO non è dato solo dal tipo di combustione, ma «per il 50 per cento deriva dallo scivolamento degli pneumatici, oltre che dai freni e dalla frizione: le auto elettriche e ibride sono come le altre - nota Trecroci -. Alcuni esponenti del Governo hanno già detto che la norma verrà ritirata, probabilmente in un decreto di revisione del Codice della strada, ma se così non sarà e se qualche sindaco proverà ad attuare quella norma, siamo pronti alla protesta». Sulla stessa linea d’onda c’è Piero Pasquali, presidente della Fiab di Brescia. «Sarebbe un passo indietro di cinquant’anni, siamo per limitare l’ingresso in città di tutte le automobili - dice -. Perché anche se le auto elettriche e ibride inquinano meno, occupano lo stesso spazio e il rischio di incidenti è uguale». Per Pasquali, esistono già Comuni bresciani in cui la bicicletta non è vista di buon occhio, ma «se è giusto sanzionare i ciclisti che si comportano male, lo è altrettanto difendere le lotte fatte finora per città più vivibili e a misura d’uomo». E mentre la speranza è che «la norma venga ritirata», la nota positiva è nel fatto che si è levata la voce di molte associazioni, segno di «una grande sensibilità sui temi della mobilità sostenibile». Più possibilista è Aldo Bonomi, presidente di Aci Brescia. «Può essere un incentivo per le automobili elettriche e ibride, che sono la tecnologia del futuro», analizza. Per Bonomi il passaggio è da apprezzare, ma «ci sono problemi come le colonnine di ricarica e i costi e le stesse case automobilistiche non hanno ancora ben chiaro cosa fare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 2 3 4 5 6 >