Ticket: nel 2018
nel Bresciano
spesi 252 milioni

La spesa dei ticket per i bresciani nel 2018 è stata di 252 milioni: soltanto 40,5 sono direttamente usciti dalle tasche dei bresciani
La spesa dei ticket per i bresciani nel 2018 è stata di 252 milioni: soltanto 40,5 sono direttamente usciti dalle tasche dei bresciani
Magda Biglia13.08.2019

Diminuisce il superticket regionale sulle prestazioni, cresce la spesa sanitaria dell’ Ats Brescia, da cui è fuori la Valcamonica. Dopo un tentativo fallito ai tempi del ministro Lorenzin e dopo avere dimezzato da 30 a 15 euro l’aggiunta ai 36 euro nazionali a metà del 2018, la Lombardia promette ancora di arrivare all’eliminazione della superimposizione. Intanto, come annunciato, allargherà la platea degli esenti che già ora rappresenta, per una o più situazioni, oltre il 60 per cento del quasi un milione e duecentomila assistiti. Persone che si trovano in condizioni di potenziale vulnerabilità.


LE NUOVE ESENZIONI dovrebbero intrecciare il reddito delle famiglie con minori o disabili, con il condizionale d’obbligo perché mancano le approvazioni di rito alla delibera del Pirellone. Secondo il presidente Fontana, gli interessati saranno 625mila nell’intero territorio; potranno essere 5-6 mila nel territorio della provincia. Nel 2018 la spesa totale per visite ed esami su impegnative bresciane, come da tariffario, è stata di 252 milioni e mezzo, 9,6 milioni più dei dati ufficiali del 2016 e 5 in più rispetto all’anno scorso: 185 milioni e 671mila per gli esenti, tre volte i 66 milioni 848mila per i non esenti che in genere pagano in torno al 65 per cento del costo della prestazione. Sono numeri che lasciano fuori gli accessi ai pronto soccorso e ai centri di medicina dello sport, oltre che gli screening. La parte di ticket nazionale è cresciuta di oltre un milione, da 29 a 30; la parte regionale invece è leggermente calata, da 11,8 milioni a 11,3 per effetto nel secondo semestre del dimezzamento stabilito.


I CITTADINI hanno dunque sborsato 40,5 milioni, il resto, più di 200 milioni, è andato a carico del sistema sanitario nazionale che avrà i suoi difetti ma «è frutto di una prassi democratica che garantisce cure a tutti» come non si è stancato di ripetere il presidente dell’Ordine dei medici Ottavio Di Stefano nell’anno del 40° compleanno della sua istituzione. Le maggiori esenzioni riguardano l’età, under 14 e over 65, il reddito, le patologie, le invalidità. Ci sono poi le categorie, i lavoratori disoccupati o in mobilità, le donne incinte, gli infortunati sul lavoro, i donatori, i disabili, gli invalidi, i titolari di assegno sociale, i detenuti. Altre fasce di Isee saranno introdotte, un po’ risposta alla critica di parte sindacale sulla proporzionalità legata al tipo prestazione e non al reddito, sia del massimo di 36 euro per la quota nazionale che del 15 per la regionale. Ma la platea degli esenti è destinata ad ampliarsi, così come il monte domanda a causa dell’invecchiamento continuo della popolazione italiana che rappresenta, assieme al caro prezzo di talune cure e medicinali innovativi, la spina nel fianco in tempi di vacche magre. C’è da ricordare che in questi giorni, con scadenza alla fine di settembre, bisognerà provvedere al rinnovo di alcune esenzioni o agli sportelli dell’Ats o, non per tutte, direttamente in farmacia.


UNA NOVITÀ è rappresentata dalla possibilità per il paziente di presentarsi negli ospedali e nelle strutture convenzionate senza la carta in mano, qualora il medico di base abbia stilato la ricetta bianca ovvero la dematerializzata che è in rete. Basta la tessera sanitaria. Occorre portare il cartaceo invece se si tratta della ricetta rossa che pur pochi professionisti ancora utilizzano, non adeguati nemmeno al sistema che permette di stampare dal proprio computer la ricetta per i medicinali. Per quanto concerne invece i malati cronici, all’interno della riforma regionale che si sta facendo faticosamente strada, presto sarà possibile per i gestori che li seguono prenotare direttamente gli accessi ospedalieri, senza il passaggio dell’assistito.


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