«Ti dovrai sposare
in Pakistan: pensa
a com’è finita Sana»

Le indagini sulla morte di Sana
Le indagini sulla morte di Sana
Mario Pari20.09.2019

Svolta nel caso delle quattro giovani pakistane che a fine agosto si erano presentata al pronto soccorso della Poliambulanza denunciando maltrattamenti in famiglia. La vicenda era stata rivelata da Bresciaoggi e ieri, dopo che nelle scorse settimane le ragazze erano state messe al sicuro in una comunità protetta, sono scattate le misure disposte dagli inquirenti nei confronti dei genitori e del fratello. In particolari le giovani sarebbero state minacciate evocando una delle vicende più gravi che ha colpito la comunità pakistana bresciana: la morte di Sana Cheema, la giovane pakistana bresciana uccisa l’anno scorso per aver rifiutato un matrimonio combinato.


LE RAGAZZE, quattro sorelle, una sera di agosto hanno voluto porre fine ai maltrattamenti di cui erano vittime. E per questo si erano recate al pronto soccorso della Poliambulanza. Grazie all’apporto degli addetti alla rete antiviolenza hanno trovato la forza per vincere la paura. Quella stessa paura che in famiglia veniva alimentata, secondo la ricostruzione della squadra Mobile, evocando la vicenda di Sana. Le quattro sorelle pakistane, delle quali due maggiorenni e due minorenni, non avevano però dovuto fare i conti solamente con le minacce. Prima c’erano state le percosse, ed era stato proprio per quello che si erano recate all’ospedale. Il primo passo, da parte degli inquirenti e degli investigatori, era allora stato quello di collocare le ragazze in una comunità protetta per proteggerle, ma anche per farle sentire sicure nella fase della ricostruzione. Quindi le indagini, grazie a cui è stato possibile ricostruire in che modo venissero trattate le ragazze in casa. Sui verbali della Mobile sono finite le testimonianze dei maltrattamenti subiti che però fino a quel momento erano stato mimetizzati e mascherati come incidenti domestici. E forse ne avrebbero subiti altri se la situazione in famiglia, secondo quanto emerge dalla ricostruzione della Mobile, non avesse preso una piega ancora più brutta. Ad indurre le giovani a raccontare la pesante situazione in cui si trovavano sarebbe stato il rischio che stava correndo la sorella maggiore. Pressanti richieste in base alle quali sarebbe dovuta andare nella nazione d’origine per contrarre matrimonio con un connazionale scelto dai genitori. A quanto pare la figlia non ne voleva sapere e proprio in questo contesto sarebbe stata evocata la terribile vicenda di Sana Cheema, la giovane che si ipotizza possa essere stata uccisa proprio perché avrebbe rifiutato un matrimonio combinato.


GLI ACCERTAMENTI della Squadra Mobile sono stati svolti a Brescia, dove sarebbero accaduti i fatti, e i risultati non sono mancati. Risultati che sono finiti, dopo essere passati dal pm Erica Battaglia, al gip. E la richiesta di provvedimenti è stata accolta. Gli indagati sono complessivamente tre. Padre, madre e fratello e devono rispondere di varie accuse: maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e induzione al matrimonio. Nei loro confronti è stata applicata dal gip la misura cautelare del divieto d’avvicinamento alle vittime, e per i genitori anche quella della sospensione della responsabilità genitoriale. Un fatto, questo, in cui non si parla di morte. Ma la sensazione che la forza trovata dalle quattro ragazze sia stata davvero tanta, alla luce della ricostruzione della Mobile, delle testimonianze, non si può sganciare dalla fine di Sana.


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