Sei frane da
brividi sotto
stretta sorveglianza

Nel Bresciano sono sei i fronti franosi con il massimo grado di rischio
Nel Bresciano sono sei i fronti franosi con il massimo grado di rischio
Cinzia Reboni22.05.2020

Frane sorvegliate speciali. Censite, studiate e monitorate per valutare la loro reale pericolosità e pianificare le opere di prevenzione e risanamento. L’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Iffi), presentato ieri da Ispra, è il nuovo strumento per la consultazione e la condivisione di dati, mappe, report e documenti. In diretta streaming, il direttore generale di Ispra, Alessandro Bratti, ha spiegato che sono attualmente 620.783 le frane individuate in Italia, due terzi delle 900 mila sparse in Europa. Il censimento insomma sta diventando sempre più capillare se si pensa che fino al 1999, prima dell’avvio del progetto, i fronti a rischio erano solo 70 mila. TRA IL 2018 ED IL 2020 la piattaforma IdroGeo ha «contato» 148.373 frane, la maggior parte a colamento rapido (54.546, pari al 36,76%), o provocate da scivolamento (30.576, il 20,6%). Sono 42.431 le aree soggette a crolli diffusi, pari a 2.044 chilometri quadrati, e 8.862 quelle soggette a sfaldamenti superficiali diffusi. «Ogni anno - ha sottolineato Bratti - ci sono oltre mille nuove frane». Nel 2019 sono stati registrati 221 eventi che hanno provocato vittime o danni ingenti. Spesso questi fenomeni si verificano sempre negli stessi luoghi: per questo è fondamentale una pianificazione territoriale che tenga conto delle fragilità». É toccato a Massimo Ceriani, direttore generale di Sicurezza e Protezione civile del Pirellone, fare il punto della situazione in Lombardia, che vede al momento 44 frane monitorate. «Ogni anno vengono “prese le misure“ attraverso campagne topografiche o dati rilevati con l’uso di sensori - ha spiegato -: abbiamo a disposizione oltre 20 milioni di dati geotecnici e idrometeorologici. Quanto costa tutto questo? Tra personale, manutenzione e servizi, circa 2.400.000 euro all’anno, a carico dei cittadini: praticamente 24 centesimi a persona». Negli anni in Lombardia sono stati censiti 141.907 smottamenti. «Un’area che supera i 4 mila chilometri quadrati, più del 30% del territorio montano regionale. Risolvere il problema del dissesto idrogeologico non è facile: è stato stimato che il volume del materiale franoso si aggira intorno agli 84,36 miliardi di metri cubi, quattro volte la portata del lago di Como. Non si può sistemare tutto, ma tante cose si possono fare. La tecnologia ha messo a disposizione strumenti fondamentali come i radar da satellite o da terra, che servono a capire il “comportamento“ delle frane e come si muovono». Sono 32.729 le frane censite negli ultimi due anni nel Bresciano: 12.467 le aree dove si sono verificati crolli diffusi, 12.400 quelle a colamento rapido, 5.118 gli smottamenti determinati da «scivolamento». In 17 casi lo smottamento è stato da allarme rosso. Tra questi, nel 2018 la morte di un uomo a Ponte di Legno, travolto da una frana, la caduta di un masso a Gargnano che ha reso necessaria l’evacuazione di 8 famiglie, il macigno che a Toscolano ha provocato la morte di un agente della Polizia locale, ed una palazzina investita dai detriti a Corteno. Senza contare la caduta di massi che hanno provocato l’interruzione della viabilità a Vione, Edolo, Sarezzo e Vobarno. Non meglio è andata nel 2019, con un’auto precipitata in una scarpata per il cedimento della carreggiata a Treviso Bresciano, una settantina di persone sfollate a Mazzunno di Angolo a causa di tre frane, l’imponente colata di detriti a Pertica Bassa, la chiusura della Gardesana Occidentale per la frana di Limone innescata da precipitazioni intense, lo smottamento a Marone, tra Pregasso e Collepiano, ed infine i 15 metri quadrati di materiale che ha bloccato la strada di Lozio. L’inventario Iffi ha utilizzato 19 parametri per suddividere le frane per indice di rischio. «Se è superiore a 50 è di interesse regionale - ha spiegato Ceriani -, se è inferiore a 30 è considerato di livello locale». Nel Bresciano sono monitorate sei frane ad alto rischio: la Pal di Sonico (indice 66,050), la Paisco-Grumello (61,400), Valsaviore (54,050), Roncaglia di Pian Camuno (51,350), Idro (40,100) e le colate di Sonico (31). •