Sanpolino, le strade sprofondano nell’ex quartiere modello

Le macchie di umidità si scorgono su molti edifici  SERVIZIO/FOTOLIVEIl marciapiede cede e la pavimentazione si spacca in via degli  AlpiniIn molte vie del rione dislivelli insidiosi tra strada e marciapiede  Il commercio langue, moltissime le botteghe vuoteL’intonaco si sgretola e lascia affiorare il cemento
Le macchie di umidità si scorgono su molti edifici SERVIZIO/FOTOLIVEIl marciapiede cede e la pavimentazione si spacca in via degli AlpiniIn molte vie del rione dislivelli insidiosi tra strada e marciapiede Il commercio langue, moltissime le botteghe vuoteL’intonaco si sgretola e lascia affiorare il cemento
Eugenio Barboglio 09.11.2019

Sanpolino è giovane, ma ha gli acciacchi di un vecchio. Architettonicamente è piacevole, ma la polvere è sotto il tappeto. E’ un classico caso in cui anche nell’urbanistica vale il detto: l’apparenza inganna. Colpa di come è stato costruito. I tetti piatti lasciano colare la pioggia, e gli intonaci tendono a staccarsi dalle pareti. Un fenomeno che si nota ad occhio nudo, diffuso al di là della tipologia degli edifici. Gli aloni di umidità macchiano i muri. A puntare il dito sui ponti termici è anche una perizia del 2015, che non fa sconti a teoria e prassi costruttive usate nel quartiere. Che del resto vanta una lunga storia di contestazioni da parte di inquilini e nuovi proprietari, sfociate anche nelle aule di giustizia. Molte famiglie nel 2007 e 2008, prendendo possesso degli alloggi si accorsero dei muri che lasciavano passare l’umidità. Dei difetti dell’impermeabilizzazione. Allora i raggruppamenti di imprese, le cooperative che in pochi anni avevano tirato su i palazzi e le case a schiera erano ancora in salute, e talvolta si trovò un accordo. Il risultato di quelle intese si vede sui muri esterni degli edifici, dove sono stati aggiunti «cappotti» posticci che non sono trovate estetiche ma tamponi all’emergenza-umidità. IL PROBLEMA maggiore però sfugge se si guarda in su, in direzione delle facciate. Il problema maggiore è sotto i piedi. Sono i marciapiedi, le strade. In auto o in bicicletta la sensazione è quella che fanno le montagne russe. Non sono i dislivelli naturali del suolo a creare quest’effetto, è il progressivo cedimento delle strade. Un effetto impercettibile qualche anno fa, ma oggi molto evidente. E nel suo ripiegarsi su se stesso, l’asfalto tira a sè i marciapiedi. Uno slittamento lento che scompagina la geometria delle bettonelle dei camminamenti appoggiate alla sabbia. Bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi per le strade di Sanpolino, i dislivelli creano gradini dove è un attimo inciampare. Attorno al condominio Smeraldo e a quello dall’altra parte di via degli Alpini, il Sole, le bocche di lupo, ancorate ai muri degli edifici, sono un paio di centimetri più alte del marciapiede, e la carreggiata un altro paio più in basso. Se non si interviene - ammoniva la perizia del 2015 - con il continuo passaggio dei pedoni e dei veicoli quei centimetri raddoppieranno. La combinazione di materiali dai pesi diversi ha prodotto fessure nelle pavimentazioni. In via Rizzi e in via Lusetti la «bella» idea di seminare una striscia cementata dove alloggiano i tombini di ghisa ha crepato l’asfalto. Qui, come altrove, le lastre danneggiate vengono sostituite con altre di materiali diversi, così anche quell’effetto estetico col tempo è perduto. L’abbassamento del piano strada crea pozzanghere che sopravvivono a lungo ai temporali che li hanno generati. In via Decca le lastre della pavimentazione non vogliono più saperne l’una dell’altra, e non c’è un punto in quello slargo di negozi vuoti e auto che sia al livello di un altro. SULLE FACCIATE dei condomini l’intonaco si sgretola in corrispondenza della scansione dei piani. Dal punto di vista della tenuta statica non sarà nulla di preoccupante, ma non ce lo si aspetterebbe in edifici con dieci anni di vita. Ai problemi esterni poi si sommano quelli all’interno degli appartamenti, che spesso hanno costretto gli inquilini a provvedere di tasca propria. Le muffe oltre che agli aspetti energetici sono legate agli impianti di aspirazione e ricambio d’aria. Molte ventole concepite per l’interno ma collocate fuori dopo pochi anni sono da buttare. Per non dire degli impianti elettrici, dei problemi per gli acquazzoni, dello smaltimento delle acque bianche e nere, delle tubature dai percorsi tortuosi e che per questo si intasano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

1 2 3 4 5 6 >