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L’incontro promosso dall’Ordine dei farmacisti sulla lunga stagione del Covid nel Bresciano
L’incontro promosso dall’Ordine dei farmacisti sulla lunga stagione del Covid nel Bresciano
Silvana Salvadori03.07.2020

Insieme con i supermercati, sono gli unici a non aver mai chiuso le porte della propria attività durante il periodo di lockdown. Spesso si sono formate lunghe code alle porte di ingresso dei loro locali. Sono i farmacisti bresciani (1500 in tutta la provincia a gestire 375 esercizi) che durante i mesi dell’emergenza sono stati impegnati giorno e notte a fronteggiare le migliaia di richieste quotidiane di farmaci, dispositivi di protezione e, spesso, di parole di conforto. «La farmacia è stata, in questa occasione, l’unico presidio sanitario accessibile alla popolazione senza alcuna difficoltà», ricorda il presidente dell’Ordine dei farmacisti di Brescia, Francesco Rastelli. IL PRESIDENTE ha ringraziato il grande lavoro e sacrificio sostenuto dai colleghi in questi difficili mesi di epidemia (l’Ordine stima che il 40% dei farmacisti bresciani abbia contratto il Covid-19, anche se a oggi i test sierologici lo confermano solo per il 12%, ma solo il 73% dei camici bianchi si è sottoposto al test in collaborazione con Ats Brescia), e ha anche puntualizzato quanto la «missione» dei farmacisti bresciani abbia contribuito a contenere la drammatica situazione. «Per sopperire alla mancanza di gel disinfettante – spiega Alessandro Cavalli, farmacista territoriale e presidente dei Giovani Farmacisti – abbiamo fornito ai colleghi le indicazioni per la preparazione galenica nei laboratori, anche se in alcuni momenti è stato estremamente complicato reperire i materiali e persino il packaging per confezionarli». ALLO STESSO modo, la dedizione dei farmacisti ha permesso di agevolare la distribuzione delle bombole di ossigeno, «che in molti casi ha rappresentato l’unico strumento terapeutico per la sopravvivenza di alcuni pazienti non ospedalizzati» ricorda il presidente Rastrelli. Spesso i camici bianchi, alla fine del proprio turno, sono andati a bussare alle porte dei pazienti alla ricerca di bombole vuote portate personalmente dal fornitore di gas medicale perché fossero riempite. «Con l’aiuto delle forze dell’ordine e di concerto con la Prefettura abbiamo organizzato la distribuzione delle bombole quando la logistica era ormai in tilt» precisa Francesco Rastrelli. Dalla sera alla mattina, inoltre, i farmacisti bresciani si sono improvvisati anche esperti informatici: «La dematerializzazione della ricetta era un processo che attendevamo da tempo e che con questa emergenza è stato attivato in pochissimi giorni – spiega Luigi Austoni, tesoriere dell’Ordine -. Nonostante la difficoltà di organizzare il sistema in brevissimo tempo, abbiamo sempre garantito il servizio». La ricetta virtuale è ora un bene che i farmacisti vogliono tenersi ben stretto: «Questa modalità è in realtà provvisoria. Stiamo però lavorando per una digitalizzazione completa, in cui non ci sia bisogno nemmeno della produzione del codice corrispondente da parte del medico di base perché tutto passa attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico», annuncia il presidente Rastrelli. TULLIO TESTA e Giuseppe Zacchi portano una testimonianza da un punto di vista diverso: sono i farmacisti che invece hanno vissuto i mesi drammatici dell’apice della pandemia dentro le mura dei due ospedali cittadini maggiori, in quanto direttori, rispettivamente, della farmacia aziendale Asst Spedali Civili e della Poliambulanza. «Siamo stati uno dei più grandi ospedali Covid del mondo - afferma Testa -. Siamo arrivati ad avere circa 900 pazienti e a consumare dodicimila mascherine al giorno. Mi sono sentito addosso la responsabilità della protezione dei seimila colleghi». Non è andata molto meglio in Poliambulanza: «Avevamo consumi giornalieri di farmaci salvavita pari a quelli mensili prima della pandemia, andavamo personalmente a reperirli di notte dai distributori perché la distribuzione era bloccata» ha concluso Zacchi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA