«Quei treni accesi
di notte ci logorano
Ora siamo esausti»

Il condominio davanti ai binari
Il condominio davanti ai binari
Marta Giansanti26.03.2019

L’inquinamento, atmosferico e ambientale, tiene in ostaggio ormai da anni la città e nella lotta alle pm10, troppo spesso a livelli oltre i limiti consentiti, entrano in gioco diverse misure di limitazione temporanee. Blocchi del traffico, domeniche ecologiche, ma anche divieti di spandimento di liquami zootecnici, di combustioni all’aperto e di riscaldamento a temperature elevate. In ogni caso le maggiori «imputate», spesso, sono proprio loro: le automobili, specialmente le più datate. Tuttavia alle spalle di una zona riqualificata da poco, a pochi passi dal centro, a disturbare il respiro (e in questo caso anche la quiete) di un gruppo di cittadini non sono le emissioni delle auto ma quelle dei treni in sosta.

FERMI MA TENUTI accesi: giorno e notte. Tra via Malta e via Sostegno, nell’area confinante con la stazione e il parco Tarello, alcuni residenti lamentano un «continuo e grave disagio, giornaliero e notturno». Una situazione spiacevole che va avanti ormai dallo scorso settembre con la messa in funzione di una «piattaforma di lavaggio». Situata all’interno dell’ex deposito locomotive, precisamente nel punto in cui, fino a pochi mesi fa - prima dell’adeguamento del piazzale all’Alta Velocità - sorgeva la mensa dedicata ai dipendenti del deposito. «Era una barriera ai fastidiosi rumori dei treni in transito - specificano gli inquilini della palazzina più prossima -. Ma da quando il suo posto è stato preso dalla piattaforma, da molti mesi ormai, noi non dormiamo più». Sono solo due i binari, con basamento in cemento, ed utilizzati come ricovero dei vagoni della linea Brescia-Piadena-Parma. Treni con alle spalle oltre trent’anni di servizio, alimentati a nafta (sono definiti infatti con la sigla Aln, automotrici leggere a nafta) e che, puntualmente, ogni notte vengono lasciati accesi, «spesso in accelerazione», per il riscaldamento dei vagoni o per prepararli alla partenza. «Sono stato un ferroviere, ho lavorato fino a venti anni fa, ma nulla è cambiato. Prima si tenevano accesi anche perché altrimenti difficilmente ripartivano; oggi invece questo viene fatto per riscaldare gli ambienti interni, rendendoli confortevoli ai pendolari, o semplicemente in attesa di entrare in servizio, come un auto ferma ad un semaforo molto lungo», spiega Alberto Cunego, il primo residente a sollevare la questione. Una tecnica, quindi, da sempre utilizzata: una media di trenta-quaranta minuti a convoglio «ma spesso e in particolare modo durante la notte, capita che ad essere accesi contemporaneamente siano più di un treno, anche fino a tre». Un via vai, dalle 2.30 fino alle 6 del mattino: «È un rumore continuo e snervante, come se fosse una grande ventola accesa. Quando vengono lasciati in accelerazione i vetri delle finestre vibrano senza sosta e, puntualmente, ogni notte ci svegliano. Ora dormiamo con i tappi alle orecchie ma non servono a molto e una volta svegli facciamo fatica a riaddormentarci», lamenta Cunego. Ma non solo: «Le emissioni sono nocive per la nostra salute e per quella di tutti i cittadini. La mattina devo attendere almeno le 10 per aprire le finestre e non far entrare in casa quel forte odore di gasolio. Comunque le esalazioni persistono perché i motori accesi si alternano anche nelle ore diurne ma meno frequentemente», aggiunge la moglie Silvana Moreschi.

È ROUTINE ormai: un’automotrice va e a distanza di poco tempo ne arriva un’altra, a intervalli più o meno regolari. «Abito qui dal 1957 e posso affermare con certezza che è molto più semplice abituarsi al passaggio dei treni, seppur frequente, che non ad un brusio continuo, incessante. Specialmente di notte perché durante il giorno riesce a confondersi con il frastuono della vita cittadina» lamenta la condomina Lina Merli. Ma una soluzione ci sarebbe e l’ha trovata proprio l’ex ferroviere: «Invece di farli sostare all’inizio della piattaforma, vicino alle abitazioni potrebbero spostarli più avanti, a meno di 200 metri, vicino agli attuali uffici che di notte saranno di certo sgombri». Con buona pace delle orecchie, anche se probabilmente non ancora dei polmoni e dell’ambiente.