Prima le bastonate, poi i messaggi shock Così è morta Mara

I rilievi sul luogo dell’omicidio che ha sconvolto due paesi della Bassa FOTOLIVE/Filippo Venezia
I rilievi sul luogo dell’omicidio che ha sconvolto due paesi della Bassa FOTOLIVE/Filippo Venezia
Mario Pari 01.12.2019

Una voce confusa, in sottofondo dei rumori. Poi, quelle parole lasciate sul telefono della madre di chi aveva appena ucciso: «Volevate allontanarci a tutti i costi, ora lei è morta». Poi, il suicidio nel parco giochi. NELL’OMICIDIO-SUICIDIO avvenuto due giorni fa ad Azzano Mella altro orrore si aggiunge a quello, immenso, già emerso quando la tragedia è stata scoperta e nelle ore successive. Un orrore fatto di parole, di messaggi vocali inviati dal telefono di Mara Facchetti da Moustafa El Chani, il marocchino di 32 anni con cui la 46enne aveva avuto una relazione e che, nei campi di Azzano Mella, l’ha uccisa a bastonate. I carabinieri della compagnia di Verolanuova stanno ricostruendo sia quello che ha preceduto che quanto è accaduto dopo l’uccisione di Mara Facchetti. Sono quindi emersi due messaggi vocali inviati dal 32enne marocchino dopo la morte della 46enne che, come lui, viveva a Brandico. Uno ad un’amica di Mara Facchetti, in cui, lui dice: «L’ho ammazzata». L’altro è invece è stato inviato alla madre di Mara. Ci sono riferimenti all’atteggiamento che avrebbero avuto i familiari della 46enne nei suoi confronti. Ma anche l’annuncio dell’intenzione d’avere ucciso Mara e l’intenzione di farla finita. «Volevate allontanarci a tutti i costi - dice in sintesi Moustafa El Chani -. Le avete detto di chiamare i carabinieri. Guardate cosa avete fatto. Lei è morta, adesso muoio anch’io. Auguri». La madre di Mara si sarebbe accorta del messaggio solo al mattino, dopo essere stata chiamata dai carabinieri per sapere se la figlia fosse rincasata. Inizialmente, infatti era stata trovata l’auto della donna. Il ritrovamento del corpo è avvenuto solo successivamente, nei campi, a circa duecento metri di distanza dalla vettura. Ma che la situazione fosse drammatica i carabinieri l’avevano capito innanzitutto dal sangue. Tanto sangue. Manate lasciate sull’auto. Poi altro sangue in una pozzanghera. Anche questo, nei limiti del possibile cercheranno di chiarire i carabinieri. NON CI SONO referti medici da cui si possano dedurre violenze nei confronti di Mara da parte di Moustafa El Chani, e nemmeno denunce della donna nei suoi confronti. Ma i motivi di preoccupazione per la famiglia della 46enne non potevano mancare. Moustafa El Chani, come lei, abitava a Brandico, un comune di 1700 anime dove, di fatto, si conoscono tutti. E il fatto che il 32enne avesse a che fare con il mondo della droga non era un mistero. Comprensibili quindi le preoccupazioni e l’atteggiamento dei familiari che avrebbe detto più volte a Mara di troncare con Moustafa El Chani. Ovviamente senza poter minimamente immaginare il terribile epilogo. GLI INVESTIGATORI stanno ora lavorando per ricostruire le ore che hanno preceduto l’omicidio suicidio. Come sempre in questi casi, si riveleranno determinanti eventuali immagini di telecamere e le celle del telefono per ricostruire gli spostamenti. Altri accertamenti riguarderanno poi i contatti, le ultime telefonate. Altrettanto importanti saranno autopsia, già disposta, ed esami tossicologici. Il bastone con cui è stata uccisa Mara, non particolarmente lungo, più rilevante per il diametro, non sembra essere stato staccato da alberi della zona. Un aspetto, quest’ultimo, che ricopre un’importanza non indifferente nella ricostruzione. E lo stesso vale per la provenienza della corda usata da Moustafa El Chani per togliersi la vita nel parco giochi di Azzano Mella, a circa un chilometro e mezzo, forse due, dal luogo in cui è avvenuto l’omicidio. Luogo che è stato raggiunto a piedi dopo un primo tentativo di farla finita usando la propria cintura. • © RIPRODUZIONE RISERVATA