«Prendersi
cura resta il
nostro obiettivo»

All’aula magna della facoltà di medicina l’annuale assemblea dei medici bresciani
All’aula magna della facoltà di medicina l’annuale assemblea dei medici bresciani
Magda Biglia 02.12.2019

Luci e ombre, ma prendersi cura dello star bene delle persone è uno dei compiti più belli del mondo. Lo sostiene da sempre, e lo ha ribadito ieri nel suo discorso all’annuale assemblea dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri nell’aula magna di Medicina, il presidente dei medici Ottavio Di Stefano, al secondo anno del triennio di mandato. «Il sapere medico si evolve, si contraddice anche, ma pure il paziente è cambiato, è complesso, ha un’età media alta. Il mondo è cambiato, ma il prendersi cura rimane obiettivo irrinunciabile della nostra professione» ha detto ai colleghi e ai tanti giovani che affollavano la sala, compresi i 187 neolaureati iscritti. Sono proprio loro i più sfiduciati secondo un sondaggio della rivista dell’Ordine: se il 92 per cento dei camici ritiene in crisi la figura del medico e la medicina stessa, la percentuale sale al 97 fra gli under 34.


«I PROBLEMI sono molti, dall’eccessiva burocrazia alle carenti programmazioni, alle aggressioni addirittura, e tuttavia non cediamo allo sconforto perché la nostra comunità continua a credere nei valori fondanti, nella relazione, nella competenza, nell’alleanza terapeutica con al centro il paziente» ha ripetuto Di Stefano a quei giovani, invitandoli, però, pur in un necessario recupero del ritardo informatico, e a non innamorarsi troppo delle macchine. Ma non mancano le note liete, a partire da un sistema sanitario nazionale per merito del quale l’Italia ha un’età media tra le più alte a livello globale; un sistema che il presidente nega non sia sostenbile: «Basta vedere i risultati nei Paesi, anche europei, dove i costi della sanità sono più alti». I pericoli? I tagli continui a questo sistema, l’invecchiamento della popolazione, la carenza di medici, 45mila in meno nei prossimi cinque anni, la carenza di infermieri, già oggi a meno 50mila. Infine una possibile inefficienza, per stigmatizzare la quale Di Stefano si serve delle parole di Alberto Oliveti, presidente di Enpam, l’ente di previdenza della categoria: «Casuale o voluta? A beneficio di chi? Se la sanità pubblica funzionasse, il cittadino non si troverebbe a sborsare soldi per la sanità privata».


DI STEFANO ha poi invitato sul palco un giovane medico, Alberto Dalla Volta, bresciano che porta il nome del prozio grande amico di Primo Levi che lo cita nel suo libro «Se questo è un uomo», caro compagno di tragedia ad Auschwitz. Prima invece Francesco Castelli, nella giornata della battaglia all’Aids, ha portato i dati di Brescia, terza in Italia per malati (2252 morti dagli anni Ottanta), di cui 3876 attualmente in trattamento. Dopo il collega dei medici, ha preso la parola il leader degli odontoiatri, Luigi Veronesi, pure lui evidenziando una negativa caduta di nuovi professionisti nei prossimi anni e l’aumento di strutture societarie, ma una positiva inedita collaborazione con Ats. Nell’assemblea inoltre sono state illustrate le azioni svolte durante l’anno con particolare attenzione alla formazione e all’aggiornamento, alla divulgazione scientifica; un premio è stato consegnato al dottor Gaetano Chirico, e una borsa al dottor Giorgio Saraceno. Riconoscimenti al merito sono andati ad altri professionisti, alla memoria di Alberto Dotti, a Ornella Carrara, a Enrico Agabiti Rosei. Tredici le targhe per i sessant’anni dalla laurea. Infine il giuramento dei nuovi 187, con i quali l’Ordine di Brescia tocca quota 7507: 6267 nell’elenco dei medici chirurghi, 710 degli odontoiatri, 530 in entrambi. Nei neo iscritti quest’anno si è verificato un riequilibrio di genere: 100 dottoresse e 87 dottori, che rallenta l’assalto femminile del 60,7 per cento dell’anno precedente. Gli stranieri neolaureati sono 14, 20 i neo odontoiatri.