Pasini (Aib) bacchetta
la Regione: «Sui test
c’è stato troppo ritardo»

Il presidente Pasini durante  il webinar trasmesso da Bresciaoggi
Il presidente Pasini durante il webinar trasmesso da Bresciaoggi
Mauro Zappa27.05.2020

«Prima ripartirà il lavoro e prima torneranno la fiducia e l’ottimismo. Brescia ce la farà, ne sono convintissimo, abbiamo sempre dimostrato di essere un popolo fiero e orgoglioso. Il nostro tessuto industriale è sano, sapremo rinascere dalle ceneri della crisi innescata dalla pandemia». Giuseppe Pasini ha mostrato di nutrire aspettative positive per il futuro della nostra economia nel botta e risposta con il vice direttore di Bresciaoggi, Riccardo Bormioli, trasmesso in diretta sul sito web del nostro quotidiano (primo evento digitale di una serie pensata e realizzata da Athesis Digital Events, branca del gruppo editoriale). Il presidente dell’Associazione industriale bresciana ha ricordato i giorni più bui dell’emergenza sanitaria: «E’ stata un’esperienza che ha messo a dura prova i nostri sentimenti. Le immagini dei nostri ospedali rimarranno indelebili, così come il grande spirito di solidarietà espresso dai bresciani, gente che ama il lavoro e che sa essere generosa quando ce n’è bisogno». Il patron di Feralpi ha poi spiegato di quale tipo di aiuto abbia realmente bisogno l’industria bresciana e nazionale per non pagare un prezzo salatissimo alla crisi: «La fase 1 ha visto il blocco delle nostre imprese, scelta che ho condiviso perché lo stop ha dato sicurezza ai nostri lavoratori. Sulla fase 2, quella del riavvio qualche critica devo esprimerla, e la rivolgo a Regione Lombardia. A fine aprile abbiamo riaperto i cancelli senza avere un protocollo sui test diagnostici da effettuare. Molti miei colleghi imprenditori li hanno avviati di loro iniziativa, pagandoli di tasca propria. Basti dire che nella regione in cui il Covid si è abbattuto in maniera più violenta la prima linea guida è stata emanata solamente il 12 maggio». Ciò premesso, «oggi il motore delle imprese gira più o meno al 60 per cento del suo potenziale. Sono stati bruciati due mesi e mezzo di lavoro e questi volumi persi non ce li restituirà nessuno. Anche lavorando in agosto ci sono comparti che perderanno dal 20 al 35 per cento del fatturato». A PARERE di Pasini il primo obiettivo da porsi è «il mantenimento dei livelli occupazionali». «Prima riparte la domanda - ha affermato - e prima torna la crescita». Il numero uno di Confindustria Brescia non ha lesinato critiche al governo: «La manovra da 55 miliardi è a pioggia, si è cercato di accontentare tutti, di fatto scontentando tutti». «Si poteva fare meglio?», ha chiesto Bormioli. «Noi imprenditori ci aspettavamo di più, avremmo voluto interventi che guardassero meno all’emergenza e più alla crescita. Capisco l’importanza dell’auto elettrica, ma un bonus da destinare all’acquisto di una Euro 6 avrebbe incentivato la domanda. Poteva essere una scossa salutare». Parlando di Europa, Pasini ha sostenuto che alla Ue «è mancata la percezione di ciò che stava accadendo, qui come in Spagna e Gran Bretagna. Qualcosa si inizia a intravedere, sono stati messi a disposizione questi 500 miliardi che a mio avviso dovrebbero essere distribuiti a fondo perduto, ma vedo che oggi si sta discutendo sulla possibilità che una parte debba essere a prestito e restituiti nell’arco di sei anni». Eventualità che lascia perplesso Pasini: «Si pensa davvero che saremo in grado di onorare il debito in un lasso di tempo così breve, con un Pil che nel 2020 segnerà un -9 per cento?». «Potranno le grandi opere - ha ipotizzato Bormioli - essere il volano per far ripartire l’economia a Brescia e provincia?». «35 miliardi sono già stati autorizzati per cantieri che potrebbero aprire domani, ma non partono. L’autostrada della Valtrompia rappresenta l’esempio della peggior burocrazia di questo Paese. Va vagliata l’ipotesi che il modello applicato per la ricostruzione del Ponte Morandi valga anche per altre grandi opere». UN ALTRO ITER che andrebbe semplificato è quello relativo ai «prestiti bancari», dal momento che in questa fase «è più che mai necessario avere il settore creditizio al nostro fianco, da soli non ce la facciamo». «Da qui a fine anno - ha concluso Pasini - serve tornare ad una nuova normalità. Consideriamo il 2020 come un anno zero. Il 2021 potrebbe essere l’anno della vera ripartenza se caratterizzato da un governo che fa meno campagna elettorale e da un maggiore senso di responsabilità della politica». • © RIPRODUZIONE RISERVATA