Parco delle Cave, c’è la gestione collettiva

Si delinea la gestione del Parco delle Cave, che quando sarà completato permetterà di godere di 142 ettari a vocazione naturalistica e ludico sportiva
Si delinea la gestione del Parco delle Cave, che quando sarà completato permetterà di godere di 142 ettari a vocazione naturalistica e ludico sportiva
Eugenio Barboglio 25.04.2019

Il Parco delle Cave sta diventando una democrazia compiuta. Dopo i percorsi di progettazione partecipata (è il caso ad esempio del progetto Segni sull’acqua), ecco che si delinea con il Patto per il parco di interesse sovracomunale delle cave una forma di gestione della grande area di tutela naturalistica e agricola inclusiva delle realtà territoriali. Parteciperanno in tanti, ma dentro regole precise, funzionali a precisi obiettivi ambientali e ludico-motori, didattici e spoortivi. Ieri la Giunta Del Bono ha approvato il «patto», atto finale di una road map avviata all’inizio dell’anno e che ha visto succedersi incontri con le associazioni, con la Consulta per l’ambiente e sessioni con i commissari comunali, con i consigli di quartiere. Approvato il documento, ora l’operatività passerà attraverso una serie di singoli patti tra il Comune e le realtà associative titolari di diverse vocazioni, cui faranno capo progetti e attività da svolgere all’interno del polmone verde di San Polo e Buffalora. Tutti dovranno essere coerenti con le linee guida tracciate nel documento votato ieri in Loggia, la cornice regolamentare generale: coordinamento delle iniziative ricreative, naturalistiche e sportive, da svolgersi nel Parco; promozione della conoscenza scientifica e ambientale del Parco e sua divulgazione; gestione e organizzazione del calendario delle manifestazioni e delle iniziative; presidio nei giorni festivi con personale volontario dedicato; presidio e monitoraggio delle aree del parco; attività di piccola manutenzione a supporto delle attività comunali. CON IL PATTO è stata fissata anche una sorta di governance del Parco: un comitato di Gestione ed uno Scientifico. Il comitato di gestione sarà composto dall’assessore all’Ambiente Miriam Cominelli, da un rappresentante della Consulta dell’ambiente, da uno dei Consigli di quartiere della zona Est (Buffalora-Bettole, San Polo Case, San Polo Cimabue, San Polo Parco e Sanpolino), da uno delle associazioni che non fanno parte della Consulta e che avranno sottoscritto i singoli patti e infine da una persona nominata da soggetti privati, imprenditori disposti a erogare a titolo di liberalità un contributo a fondo perduto, ovvero a effettuare lavori di manutenzione da concordare con il Comune. Al fianco opererà un comitato scientifico che sarà presieduto da un rappresentante del Museo di scienze naturali che sarà probabilmente il botanico Stefano Armiraglio, e composto da altre quattro personalità che verranno individuate due dalla Loggia e due dal Comitato di gestione. Avrà l’obiettivo di «inserire la valorizzazione del Parco in un più ampio contesto di rete ecologica periurbana, nonché orientare le scelte anche in ragione della potenzialità ecologica dell’area». Il Comitato scientifico potrà esprimere pareri non vincolanti in ordine alla pianificazione, alla programmazione degli interventi ed alla regolamentazione d’uso del Parco. Il patto avrà una validità di cinque anni e i partecipanti agli organismi di gestione e scientifico presteranno la loro opera in modo del tutto gratuito. Da qui in avanti e fino alla fine di maggio si apre la fase delle manifestazioni di interesse che dovranno condurre alla firma dei patti singoli per le attività nei due Ate 20 e 23 già fruibili, e che, in base agli ultimi accordi tra cavatori e Comune, saranno oggetto di ulteriori sistemazioni di argini e altre opere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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