Otto aziende
bresciane firmano
la sicurezza lungo il nuovo viadotto

L’arcobaleno accompagna la nascita del nuovo ponteIl presidente della Repubblica Mattarella firma il casco di uno degli operai presenti all’inaugurazione
L’arcobaleno accompagna la nascita del nuovo ponteIl presidente della Repubblica Mattarella firma il casco di uno degli operai presenti all’inaugurazione
Giuseppe Spatola04.08.2020

Sul Polcevera il tempo si è fermato alle 11.36 del 14 agosto 2018 quando sotto una pioggia incessante 250 metri di ponte Morandi, viadotto autostradale che raccorda la A7 con la A10, crollano insieme alla pila di sostegno, la numero 9, provocando 43 vittime. Da quel giorno lo skyline della Valpolcevera cambia ed oggi il nuovo Ponte, disegnato da Renzo Piano, porta la firma bresciana. Così a 45 metri sopra il letto del fiume testimone della tragedia il taglio del nastro per l’inaugurazione del nuovo viadotto autostradale Genova San Giorgio è stato vissuto come simbolo della ripresa italiana in un periodo segnato inevitabilmente dalle tragedia del Covid. La ricostruzione del viadotto è stata una missione che alla fine ha coinvolto 330 aziende. Di queste 80 sono lombarde e ben 8 parlano bresciano. A coordinare il tutto la società consortile Pergenova, partecipata al 50% da Webulid ex Salini Impregilo e al 50% da Fincantieri Infrastrutture. Lungo il nuovo ponte scorrono i robot del Gruppo Camozzi (Brescia) mentre i camion della Germani Trasporti (San Zeno) hanno tastato la stabilità dell’impresa. Gli altri bresciani sono Cmm Rizzi (Vezza D’Oglio), Brixia Cantieri (Artogne), Skyrope (Brescia); Panizza 1914 (Trenzano), Palazzoli (Brescia) e Sias (Darfo Boario). Ma c’è pure un uomo bresciano che ha coordinato i lavori: il commercialista Giovanni Tampalini ha lavorato come presidente del collegio sindacale di Pergenova. «Ad indicarmi in questa posizione è stata Webuild e per cui lavoro da anni - ha spiegato orgoglioso Tampalini -. Un posto di responsabilità che ora mi ha dato soddisfazione». Tampalini ha ricoperto il ruolo di presidente del collegio sindacale dal 18 dicembre del 2018. «Tutta Italia ha tifato per il ponte e siamo stati al centro dell’attenzione - ha confermato il commercialista -. La tensione non ci ha bloccato ma ha moltiplicato le nostre forze perchè abbiamo capito la valenza simbolica della nostra impresa». Da qui il successo, con il ponte che è diventato realtà in meno di 15 mesi. Un esempio per altre opere. «Questo ponte rimarrà però per sempre un unicum - ha detto Tampalini -. Lungo le arcate corre il riscatto di una città, Genova, provata sia umanamente sia economicamente ma anche la forza dell’intero Sistema Italia». Un Sistema che ha visto protagonista il Gruppo Camozzi con quattro robot che faranno da «guardiani»al gigante di cemento. Il sistema robotico, completamente automatico, è in fibra di carbonio con due robot che si occuperanno dell’ispezione della superficie inferiore dell’impalcato tramite telecamere e sensori, nonché dell’elaborazione dei dati per la determinazione di eventuali anomalie. Gli altri invece puliranno le barriere antivento e i pannelli solari. La Germani Trasporti ha invece provveduto a collaudare la tenuta del ponte con i 67 camion che hanno messo sotto pressione la struttura dopo aver contribuito a smaltire lontano dalla valle del Polcevera i detriti del vecchio manufatto. La Cmm Rizzi è stata protagonista per la posa in opera della campata di Levante. «ABBIAMO POTUTO mettere a frutto le competenze maturate in più di 40 anni d’impegno nel mondo dell’acciaio - ha orgogliosamente spiegato Gianmaria Rizzi dell’azienda camuna -. Il periodo più duro è stato quello del lockdown, quando insieme aagli operai si è deciso di lavorare per portare a termine la consegna nei tempi previsti». Stesso piglio a Brixia Cantieri che ha schierasto i carpentieri che hanno montato e sollevato le nove campate, sette da 50 metri e due da 100 del lato a ponente. Ma per lavorare a 45 metri di altezza sono serviti pure gli angeli di Skyrope. Sono loro, gli specialisti dell’aria ad aver anticipato tutti prevedendo la sicurezza ottimale per i lavori di «quota». Lo studio delle attività ha permesso all’azienda di Brescia di formare e istruire gli operai. «Una lunga sfida durata più di un anno - hanno spiegato in azienda -. Ma alla fine l’impegno e la fatica sono stati ripagati dal vedere il ponte tornare maestoso a dominare il cielo di Genova». Per tutto questo, per l’impegno delle aziende e la professionalità messa ad ogni metro, il nuovo Ponte di Genova è pure bresciano. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it