Ospedale alla Statale
tra Brescia e Regione
la partita è aperta

L’area su cui si vuole realizzare una struttura ospedaliera provvisoria
L’area su cui si vuole realizzare una struttura ospedaliera provvisoria
Eugenio Barboglio 01.04.2020

«L’ospedale da campo» al polo universitario di via Branze-viale Europa resta al centro delle strategie di gestione dell’emergenza a Brescia. Il Comune, gli Spedali Civili, l’Università lo chiedono. Lo ritengono importante per fronteggiare al meglio questa emergenza, che comincia cronicizzare l’allarme. L’emergenza della «crescita piatta» del contagio, come l’ha definita il sindaco Del Bono. L’emergenza dei paucisintomatici che non è la stessa dei pazienti da Terapia intensiva. L’emergenza di chi è ancora positivo... ma si devono liberare letti. L’emergenza dei non-Covid, di quei malati che fino a qualche settimana fa arrivavano in ospedale, al Pronto soccorso, venivano ricoverati, curati, operati, e che ora invece sono in fondo alla lista, vittime anche loro della grande emergenza Covid, senza avere il Covid. Un Comune e un ospedale che non hanno certezza di quale sarà la curva dei dati del contagio, un ospedale che vorrebbe tornare a curare altri al di fuori del Covid, puntano ad una struttura di prefabbricati nell’area del campo da baseball dell’Università Statale, lungo viale Europa. Ma se ci sono quelli che lo vogliono, questo ospedale prefabbricato che allude da molto lontano a quanto fatto in Cina, ci sono anche quelli che non lo vogliono. E il luogo di questo scontro è principalmente la Regione Lombardia. D’altronde non è forse soprattutto lì che si decide come sconfiggere il Coronavirus, quali armi servono, quali strumenti sono i più adatti? A frenare l’operazione oltre a chi è contrario per l’unica ragione che alla Fiera non se ne è fatto nulla, oltre a questi c’è un bel pezzo della politica regionale, di quella che sta al governo della Lombardia. La Lega, ad esempio, è contraria, mentre Forza Italia, partito a cui appartiene l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, appare divisa: c’è chi la pensa come la Lega, e c’è chi invece sostiene il progetto al campus universitario. Gallera sta acquisendo informazioni per misurare l’opportunità di questa operazione, che, senza tirar fuori la Cina, ripeterebbe a Brescia il modello, in scala minore, che è da ieri mattina attivo alla Fiera milanese di Rho-Pero. Una struttura esterna ma legata all’ospedale Civile, dove convogliare un buon numero di pazienti che hanno bisogno ancora di assistenza e positivi in fase di miglioramento. Spazi ampi, concepiti per ottimizzare al massimo il rapporto tra personale e malati, perché uno dei problemi della dispersione tra più strutture, che è la strategia seguita, anche con risultati, fino a qui a Brescia, è la razionalizzazione l’assistenza. Ma fanno capolino in questa partita dell’ospedale da «campus» gli scenari futuri della politica regionale e bresciana. Il sospetto che non tutto si esaurisca nella tensione a risolvere le grandi questioni di salute pubblica, a vincere cioè il più in fretta e con minori danni umani ed economici possibile la sfida del Coronavirus alla Lombardia, ma che comincino a pesare dietro questa immane vicenda anche i posizionamenti e gli investimenti nelle prossime partite elettorali che attendono a livello regionale e locale. Quanto al personale, che è un nodo di ogni nuova struttura, Fiera di Milano compresa, si punterebbe a impiegare medici e infermieri tra quelli selezionati col bando della Protezione civile. Nel frattempo avanzano i temi dell’assistenza domiciliare, dell’ampliamento dei tamponi alle persone della cerchia dei positivi e malati. Istanze che, insieme all’ospedale al polo universitario, sono stati sostenute anche dall’Acb, ossia da tutti i sindaci della provincia di Brescia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA