Onlus sulla carta:
scoperti in 250
al lavoro «in nero»

Le indagini sono state svolte dalle Fiamme Gialle di Salò
Una fase della conferenza stampa nella caserma LeonessaGli accertamenti hanno coinvolto 22 ditte oltre alla onlus Il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Salvatore Russo  SERVIZIO FOTOLIVE
Le indagini sono state svolte dalle Fiamme Gialle di Salò Una fase della conferenza stampa nella caserma LeonessaGli accertamenti hanno coinvolto 22 ditte oltre alla onlus Il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Salvatore Russo SERVIZIO FOTOLIVE
Mario Pari 21.01.2020

Era una ristorazione che si basava sul nero e non di seppia. Nero come il colore del lavoro sconosciuto al fisco, alla previdenza, all’assistenza. Dove la formalizzazione del rapporto di lavoro per circa 250 persone si riduceva a un rimborso spese, di cui le pezze giustificative, si sarebbero ridotte a ben poco rispetto al totale. L’OPERAZIONE «Master Black» è stata condotta dalla Tenenza di Salò della guardia di Finanza insieme all’Ispettorato territoriale del lavoro, Inps e Inail di Brescia. Nel mirino delle Fiamme gialle e delle altre realtà è finita un’associazione di promozione sociale che, sulla base delle indagini è risultata «dedita all’illecita somministrazione di lavoratori non regolarmente assunti dalla stessa associazione». Ristorazione e catering: questi i settori in cui venivano utilizzati, insieme all’organizzazione di eventi, i tesserati dell’associazione. In totale 22 attività imprenditoriali nel settore della ristorazione avrebbero utilizzato il personale della Onlus. L’operazione ha consentito di smantellare una fitta rete, tessuta abilmente dai referenti dell’associazione, in grado di mobilitare e collocare in tempi strettissimi 250 lavoratori completamente in nero destinati ad operare nel settore della ristorazione nelle province di Brescia, Bergamo, Milano, Cremona, Pavia, Verona, Vicenza e Bolzano. La sede della onlus era comunque in provincia di Brescia. Secondo quanto spiegato in conferenza stampa, i lavoratori accedevano alla onlus perché questa presentava come obiettivo la formazione dei tesserati. Venivano invece mandati nelle varie province, ma anche in ambito internazionale, retribuiti 10-15 euro l’ora, retribuzione che veniva poi secondo quanto emerso dalle indagini, classificata come rimborso spese. A tutto ciò vanno aggiunti altri aspetti non di poco rilievo. Innanzitutto per 13 dei 250 lavoratori è scattata la denuncia penale. Questo perché è emerso che i 13 percepivano l’indennità di disoccupazione e hanno continuato a percepirla anche quando avevano lavorato in nero, con conseguente danno al bilancio degli enti previdenziali e assistenziali. EVIDENTE poi l’alterazione della leale concorrenza che veniva attuata dalle imprese utilizzatrici dei dipendenti inviati dalla onlus. Altrettanto palesi i pericoli a cui erano esposti potenzialmente i lavoratori. Sono state quindi erogate all’associazione sanzioni amministrative per oltre 500mila euro. Deve rispondere anche dell’evasione dei contributi previdenziali, assistenziali, ed assicurativi per oltre 80mila euro, con sanzioni per 30mila. Alle aziende utilizzatrici contestate sanzioni per più di 50mila euro. L’evasione fiscale ricostruita ammonta a circa 300mila euro, 20mila euro sono invece i crediti inesistenti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA