Omicidio nel Milanese,
arresto a Manerbio:
l’ombra dell’usura

Le indagini sull’omicidio di Donato Carbone sono dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano
Le indagini sull’omicidio di Donato Carbone sono dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano
Mario Pari20.11.2019

Per quel delitto ci sono due nomi, quelli del mandante e dell’esecutore. Due arresti e perquisizioni. E la provincia di Brescia che non è più solo il territorio in cui è stata rubata l’auto usata per l’omicidio. Ma è anche la provincia in cui è domiciliato chi, il 16 ottobre scorso, ha sparato.


DONATO CARBONE venne freddato con 8 colpi, su 11 esplosi, di due armi da fuoco nel box del proprio condominio a Cernusco sul Naviglio. A sparare, secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano è stato Edoardo Sabbatino, 56anni, originario di Palermo, ma domiciliato a Manerbio. Il ruolo di mandante viene invece attribuito a Leonardo La Grassa, trapanese di 72 anni, residente a Cologno Monzese. Mentre risalire a quest’ultimo non sarebbe stato troppo complicato, dare un nome al killer bresciano sarebbe stato invece più complesso. Ma non sono mancati i passi falsi di Sabbatino. Nell’indagine, che si è sviluppata approfondendo un contesto, verosimilmente, di rapporti «dare\avere tra i soggetti coinvolti» hanno ricoperto un ruolo determinante le immagini registrate dalle telecamere, grazie alle quali è possibile ricostruire il percorso delle auto utilizzate dagli arrestati. Ma ci sono anche delle testimonianze, com’era emerso sin dalle fasi delle indagini immediatamente successive al delitto. Determinante quella di una donna che ha riferito di diverse detonazioni udite mentre rincasava con la madre. Pochi istanti dopo ha notato una vettura di piccola cilindrata - che risulterà rubata in provincia di Brescia - mentre cercava d’uscire dal box e di lasciare lo stabile. Cercava, senza però riuscirci dal momento che il cancello automatico si stava chiudendo. Chi era in auto a quel punto le ha intimato di aprire il cancello. La donna non ha potuto far altro che obbedire, ma aveva anche memorizzato la targa. Questo, non in modo precisissimo, ma determinante per le indagini. Così come determinante, per l’esito a cui sono pervenute attualmente le indagini, si è rivelata la decisione di Sabbatino d’indossare una tuta con due strisce bianche, riprese dalle telecamere della zona. L’Opel Corsa rubata in provincia di Brescia è stata ritrovata la sera stessa del delitto a Cologno Monzese. I carabinieri, nei giorni successivi hanno anche ritrovato le armi che sarebbero state usate per il delitto. Il movente viene individuato come «verosimilmente economico/ritorsivo».


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