Nigeriane costrette
a prostituirsi:
3 arresti

Una fase della conferenza stampa sull’operazione della Squadra Mobile: al centro il questore di Brescia Leopoldo Laricchia FOTOLIVE
Una fase della conferenza stampa sull’operazione della Squadra Mobile: al centro il questore di Brescia Leopoldo Laricchia FOTOLIVE
Mario Pari11.09.2019

All’inizio era un book fotografico con immagini di persone felici, immortalate vicino ad automobili di lusso. Quelle immagini ingannevoli venivano utilizzate per proporre alle ragazze i viaggi. Quando le vittime arrivavano alla meta tutto cambiava, crollava e arrivavano i giorni delle angherie dei riti magici e delle minacce ai familiari. In tre sono stati ritenuti responsabili e sono finiti in carcere, mentre altrettanti sono stati denunciati in stato di libertà.


GLI ARRESTATI devono rispondere di tratta di esseri umani e di sfruttamento della prostituzione. Gli altri tre «solo» di quest’ultimo reato. La vicenda ha preso le mosse in Nigeria. Ma era Brescia la destinazione finale delle donne fatte arrivare in Italia con l’inganno. Qualcuna non ne ha più voluto sapere e si è ribellata, si è rivolta, lungo le strade del sesso a pagamento, alla volontaria di un’associazione. Ha raccontato tutto, dalle promesse al viaggio nel deserto fino a via Milano, dov’era costretta a vendersi. Da quella forza e da quel coraggio sono partite le indagini della squadra Mobile della Questura di Brescia, guidata da Alfonso Iadevaia. Indagini non facili, in cui è stato necessario fare i conti con il gergo utilizzato da chi finirà, in caso di processo, davanti alla corte d’assise per il reato di tratta di esseri umani. Il questore di Brescia Leopoldo Laricchia ha spiegato che «sui fenomeni della prostituzione in strada e del crimine diffuso l’attenzione della Questura di Brescia è altissima. In via Milano ci sono continui servizi, anche due volte al giorno. La strategia è d’attacco». L’indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia. I pm Roberta Panico e Barbara Benzi avevano chiesto sei arresti, ma il gip ha accolto solo le richieste per coloro nei cui confronti è ipotizzato il reato di tratta di esseri umani.


UNA TRATTA che avveniva lungo un percorso ben preciso: Nigeria, Libia, Italia. Prima il viaggio nel deserto, poi l’attesa in Libia, infine l’Italia. Qui, loro capivano. Era tutto più chiaro, a partire dal modo in cui avrebbero dovuto versare i 20 mila - 30 mila euro per ottenere la libertà. Nel frattempo le ragazze inoltravano la richiesta di protezione internazionale. In questo modo non potevano essere espulse e garantivano alla sfruttatrice una «rendita» per un determinato periodo di tempo. In sostanza, una volta formalizzata la domanda di asilo le vittime venivano indotte a scappare dal centro d’accoglienza e costrette a prostituirsi. Per sdebitarsi. Per chi si opponeva c’erano riti magici (JuJu), ma anche angherie. A una delle vittime, morì il nonno, in Nigeria e si convinse che era stata la conseguenza dei riti a cui era stata sottoposta. Tutto ciò, fino a quando una di loro, seguita da altre due, ha deciso di denunciare quanto stavano subendo. Le indagini hanno fatto scattare le manette nel Mantovano, a Castiglione delle Stiviere, e a Vobarno, dove sono state arrestate due nigeriane; a Brescia invece è finito in manette un uomo. Ma l’inchiesta non è conclusa, s’ipotizzano viaggi con centinaia di donne ingannate e costrette a vendersi. Ogni viaggio, è emerso dalle telefonate, prevedeva il trasferimento, dalla Nigeria alla Libia e poi all’Italia, di una trentina di donne. Situazioni pesantissime, anche perché il rischio di morire di fame, in Africa, era molto più che concreto.


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