Ma la «Vittoria»
ci guarderà
con nuovi occhi?

I delicati lavori di restauro a cui la Vittoria Alata è sottoposta all’Opificio delle pietre dure di Firenze
I delicati lavori di restauro a cui la Vittoria Alata è sottoposta all’Opificio delle pietre dure di Firenze
Paola Buizza20.09.2019

Ne abbiamo ammirato la posa, la fascia a decoro della capigliatura, il panneggio della tunica, le pieghe del mantello che si adagiano morbide e profonde sulle gambe, le piume raffinate delle ali. E ora che si trova sotto le esperte mani dei restauratori all'Opificio delle pietre dure di Firenze, attendiamo con impazienza di rivedere la Vittoria Alata nella sua nuova collocazione in una cella del Capitolium, più in forma che mai. Cosa che accadrà non prima della prossima primavera.


MA I SUOI occhi, li abbiamo mai osservati con attenzione? Che sguardo ha l'Afrodite bresciana? Enigmatico, forse? Oppure freddo, impenetrabile, vacuo... Giorgio Bonsanti, storico d'arte, esprime un giudizio alquanto spietato e lo fa dalle pagine del «Il Giornale dell'Arte» dove definisce gli occhi della statua «più vuoti del vuoto». In un articolo nel quale spiega gli interventi in corso sul bronzo, emblema di Brescia, il critico introduce un elemento di dibattito che, a suo dire, accompagnerà la statua verso il termine del restauro e il suo ritorno a Brescia definendolo «un interessante problema metodologico-teorico». Bonsanti ricorda che le orbite della Vittoria Alata erano vuote al suo ritrovamento (durante gli scavi del Capitolium nel 1826 ndr) «in quanto erano andati perduti gli originali occhi in pasta vitrea o altro materiale utile analogo; in alternativa – spiega – gli occhi delle statue potevano essere fusi insieme con il resto, con linee e incavi a suggerire la pupilla». Il bronzo bresciano, continua il critico e storico d’arte, «si presenta però con dei brutti riempimenti metallici che gli conferiscono un'espressione vaga e sgradevole»; benché siano parte della storia dell'opera, sottolinea Bonsanti, si tratta solo di quella più recente. Da qui prenderebbe forma il dibattito, supportato dalla Carta del Restauro del 1972 lì dove al comma 2 dell'articolo 6 proibisce «rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell'opera attraverso il tempo» ammettendole, però, nel caso si tratti di «limitate alterazioni deturpanti o incongrue rispetto ai valori storici dell'opera o di complementi in stile che falsifichino l'opera». «Se non totalmente “deturpanti”, certamente “incongrui”» scrive Bonsanti in merito ai riempimenti, «perché non solo non appartenevano all’originale, ma impongono una realtà storica che è con assoluta certezza diversa, arbitraria e fuorviante rispetto a quella originale». Ciò non esclude, quindi, che la Vittoria Alata possa rientrare in città la primavera prossima con occhi nuovi con cui vegliare sulla sua Brescia. «È in corso di studio» conferma Francesca Morandini, archeologa e curatrice delle Collezioni Archeologiche dei Musei Civici di Brescia. «Il restauro prevede molte sfaccettature ed è in corso di valutazione anche il trattamento del viso. Quelle lamine sugli occhi non corrispondono all'origine e travisano l'espressione della Vittoria Alata. Ma dal gruppo di lavoro in capo all'Opificio non è stata ancora presa alcuna decisione».


PER IL MOMENTO la Vittoria Alata, stesa sopra un tavolo «chirurgico» continua il suo «trattamento estetico» ma soprattutto chirurgico. «Il restauro è stato dettato innanzitutto da esigenze conservative dovute alla struttura interna ottocentesca che necessitava di una revisione» spiega la restauratrice Lucia Miazzo, che non fa parte del team di lavoro ma conosce molto bene il bronzo: nel 1998 seguì lo spostamento della Vittoria Alata dal Museo Romano in concomitanza dell’allestimento del nuovo Museo di Santa Giulia. «Difficile considerare che senza laminette lo sguardo risulti più pieno - commenta in merito all’espressione («più vuoto del vuoto») usata da Giorgio Bonsanti. E aggiunge: «Per una proposta ricostruttiva sarebbe interessante vedere alcune ricostruzioni virtuali al computer». Quali le soluzioni ipotetiche? «Le lamine presenti potrebbero essere restaurate e ricollocate al loro posto, oppure si potrebbe creare un simil occhio con altri materiali, mantenerne l’aspetto come fossero in bronzo ottocentesco o lasciare le orbite vuote». Il confronto è aperto, non resta che aspettare l’esito.


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