Lo sballo giovane: cannabis e cocaina per evitare la noia

Paola Buizza 08.12.2019

Per dieci ore, dopo l'assunzione di cannabis, la visione periferica risulta ridotta; non c'è la percezione della profondità. I tempi di reazione, sensibilmente rallentati. La cocaina, invece, può sviluppare psicosi acute e deliri: chi ne fa uso mette in atto azioni difensive arrivando a nascondersi sotto il tavolo sostenendo d'essere perseguitato. Possono comparire vivide allucinazioni visive, uditive e tattili. Entrambe le sostanze, per Brescia, sono un’emergenza. Ma i loro effetti su psiche e corpo sono ancora troppo sottostimati. NEL 2018, secondo quanto rilevato dall'Osservatorio dipendenze di Ats Brescia, sono state 3.134 le persone che hanno ricevuto prestazioni, per problemi correlati all'uso personale di sostanze illegali, dal sistema di intervento pubblico (Sert) e privato accreditato (Smi). Prevalgono i maschi (85,35%) rispetto alle femmine (14,61%) e la fascia maggiormente coinvolta è quella dai 40 ai 44 anni. Ma l'età della prima assunzione è sempre più precoce: 11/12 anni, la media in Italia. Nel Bresciano chi inizia ad assumere sostanze psicoattive lo fa verso i 15 anni. Nel 2018 sono stati 47 i giovani in cura al Sert di Brescia, di cui 8 minori. Quest'anno, sui 44 giovani in trattamento, i minori sono stati 19. Attualmente una decina quelli rimasti in carico. Come accade per l'assunzione di alcol, intercettare gli under 18 non è cosa semplice per il Servizio. «Anche per noi è un mondo sommerso - conferma Rosalia Galasso, dirigente medico del Sert. I ragazzi e le ragazze arrivano verso i 20 anni quando sono già 5 o 6 anni che fanno uso di sostanze». Si tratta prevalentemente di giovani mandati dalla Prefettura (a cui vengono segnalati i minori trovati in possesso di stupefacenti), dal servizio di Giustizia Minorile Ussm (Ufficio di servizio sociale per minorenni) perché hanno procedimenti penali e devono fare un preciso percorso. Oppure sono neopatentati ai quali è stata ritirata la patente o pazienti dalla Psichiatria dell'ospedale dove sono stati ricoverati per psicosi o deliri persecutori scatenati dall'assunzione di determinati stupefacenti. Ma, conferma Galasso: «Non vengono di loro spontanea iniziativa a farsi aiutare». Cosa utilizzano? «Principalmente cannabis e alcol. Per quanto riguarda i cannabinoidi sintetici una piccola percentuale di loro li ha sperimentati. Nei fine settimana consumano in maniera occasionale Mdma (ecstasy), ketamina e cristalli di metanfetamine che si sciolgono nell'acqua. Ma poco meno della metà nei nostri pazienti ne fa uso. Alcuni utilizzano cocaina. L'attenzione va posta sulla cosiddetta comorbidità: lo sviluppo di patologie psichiatriche in concomitanza con l'assunzione di sostanze». La cannabis, avverte Galasso «aumenta le patologie psichiatriche. Soprattutto nei giovani in cui il sistema limbico (quello relativo alle emozioni) è molto più sviluppato, l'effetto può essere devastante. Alcuni studi evidenziano che se un soggetto presenta la variazione genetica di un enzima, può andare incontro alla schizofrenia che è una patologia dissociativa. Una situazione a rischio anche per i giovani più vulnerabili. Molti ragazzi pensano di essere immuni alla cannabis, dicono che a loro non fa niente. Invece, col tempo, iniziano a perdere la concentrazione a scuola, a fare assenze, hanno problemi di memoria, sono svogliati. Una cosa progressiva, non immediata, la sindrome amotivazionale». Trovare le parole o il modo per coinvolgere i giovani facendo loro comprendere i rischi, ammette Galasso, è difficoltoso «perché gli effetti dei cannabinoidi si vedono col tempo a meno che non si sviluppino le paranoie proprio per la comorbidità». CANNABIS (o altro) usata come autoterapia Ma terapia contro cosa? «Solitudine e noia. I nostri giovani sono sempre più abituati a vivere la vita filtrata dai social e sono presi dall'ansia di mettersi in relazione reale con altri. Un’apparente innocente occasione di divertimento rischia di sfuggire di mano». Fine settimana up tra cocaina, canne, alcol, pasticche e la cosiddetta “droga dello stupro” messa nel bicchiere della vittima perché «triplica l'effetto alcolico», sottolinea Galasso. Poi arriva l’effetto down: irritazione, poca concentrazione, tristezza. È l'astinenza della sostanza. All'orizzonte: la dipendenza, per tornare in quello stato euforico. Famiglia e insegnanti sono alleati fondamentali, nella prevenzione. Ma il dialogo non è sufficiente, occorre imparare ad osservare e, nel dubbio, rivolgersi a chi può dare aiuto. •