Lavoro femminile,
il Covid-19 «rafforza»
le discriminazioni

Loredana Pagnozza e Nini Ferrari firmano il protocollo di intesa che ha validità di quattro anni
Loredana Pagnozza e Nini Ferrari firmano il protocollo di intesa che ha validità di quattro anni
Flavio Cammarota03.07.2020

Flavio Cammarota Pagate di meno, spinte al part-time, penalizzate quando si tratta di fare carriera. Così si può riassumere la situazione lavorativa femminile nella nostra provincia. Una tendenza che in questi ultimi mesi, complice la pandemia, è cresciuta senza controllo. A parità di mansione, una donna bresciana guadagna in media oltre il 22 per cento in meno rispetto a un uomo. Un divario salariale difficile da scalfire e trasversale a tutti i settori. In più, dagli ultimi dati Istat inerenti alla provincia di Brescia, il tasso di occupazione femminile è pari al 56,4 per cento contro quello maschile del 78 per cento. A concludere questo quadro desolante i dati relativi al tasso di disoccupazione che in provincia di Brescia è del 6,5 per cento per le donne e il 3,5 per cento per gli uomini. Per frenare questa spirale, l’Ufficio della consigliera di Parità provinciale di Brescia e l’Ufficio dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Brescia hanno deciso, attraverso la firma congiunta di un protocollo di intesa della durata di quattro anni, di rinnovare il rapporto di collaborazione preesistente. NELLO SPECIFICO, l’Itl, attraverso un apposito nucleo ispettivo, segnalerà all’Ufficio della consigliera i casi di disparità di genere negli ambiti lavorativi ispezionati e fornirà periodicamente, almeno semestralmente, dati statistici relativi ai casi di discriminazione di genere, di differenze salariali, di mancato accesso ai vertici aziendali e agli episodi di licenziamento o dimissione di donne in periodo protetto(il 73% del totale delle dimissioni), che va dall'inizio della gravidanza fino al compimento di un anno del bambino. Anche l’Ufficio della consigliera a sua volta, in un clima di reciprocità, si impegnerà a segnalare all’Itl eventuali violazioni nei luoghi di lavoro. I due enti, inoltre, valuteranno la possibilità di promuovere congiuntamente anche momenti di approfondimento e di informazione attraverso conferenze e seminari inerenti al tema. INFINE, annualmente, le parti si riuniranno per uno scambio di informazioni e per coordinare la propria rispettiva attività di repressione e disincentivazione verso qualsiasi forma di discriminazione diretta o indiretta di genere nei luoghi di lavoro. «Dai dati che abbiamo appare in modo chiaro che la nostra provincia non è un’isola felice, anzi. Questi ci mostrano che in realtà la situazione è simile se non uguale al resto d’Italia. Abbiamo ancora molta strada da fare, ma credo che questo protocollo d’intesa possa essere un buon punto di partenza per iniziare a scardinare un problema che per troppo tempo ha colpito e colpisce tutt’ora pesantemente la nostra provincia» spiega Nini Ferrari, consigliera di parità della Provincia di Brescia. «Senza le donne - continua Nini Ferrari -, il territorio non cresce o comunque cresce meno di quanto dovrebbe. Dobbiamo imparare a capire che il mondo femminile non è un peso ma un’opportunità». Dichiarazioni avallate anche da Loredana Pagnozza, direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Brescia che aggiunge: «Oltre ad un fattore meramente economico pensiamo anche al fatto che una donna economicamente indipendente è anche meno soggetta a violenza da parte dell’uomo. Puntare alla parità, quindi, significa anche mettere un freno a tanti casi di violenza che sfortunatamente ci sono anche qui da noi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA