La Sovrintendenza
tiene in scacco
la Piccola Velocità

Lo scalo della Piccola velocità è in attesa di rilancio da decenni
Lo scalo della Piccola velocità è in attesa di rilancio da decenni
Eugenio Barboglio14.01.2020

Il sindaco Emilio Del Bono conta sul fatto che tra i progetti che partiranno nel 2020 ci sia anche lo scalo merci della Piccola Velocità. Un progetto antico, viene da dire, ma importante oltre che dal punto di vista economico, da quello dell’ambiente: «Per la qualità dell’aria della città non è indifferente un massiccio spostamento di merci dal trasporto su gomma a quello su ferro», precisa l’assessore alla Mobilità, Federico Manzoni.


MA SARÀ davvero l’anno della Piccola questo? La Regione Lombardia ha rilasciato nello scorso settembre il parere favorevole di compatibilità ambientale. Il problema però è che non basta per chiudere la procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) in corso da diversi anni. «Oggi è una procedura molto più complessa di un tempo. Non si tratta solo di rilasciare un parere di compatibilità ambientale, ma è anche un provvedimento di natura edilizio-urbanistica», spiega l’assessore alla Mobilità, Federico Manzoni. E per questo serve il permesso di costruire del Comune di Brescia, un documento che debbono rilasciare gli uffici dell’Urbanistica. E’ dunque l’inerzia della Loggia a tenere la Piccola velocità al palo? «Non è così - dice Manzoni - Il rilascio del permesso non è una cosa di pochi giorni, ma al di là di questo serve prima che la società che fa l’investimento, (la Terminal Alpreansit del polo Mercitalia, partecipata da Ferrovie italiane e svizzere ndr), ci faccia a sua volta pervenire una richiesta ufficiale».


SE LE FERROVIE non lo hanno ancora fatto è perché nel frattempo si è verificato un intoppo: la Sovrintendenza ha esteso il vincolo storico-artistico che già gravava sulla palazzina degli uffici, un edificio degli anni 30 effettivamente degno di nota, all’intero sistema di magazzini dove vengono stoccate le merci in transito. Un vecchio capannone che nel layout italo-svizzero era destinato all’abbattimento. Per andare avanti nel progetto, dunque, occorre che venga sciolto il nodo della tutela: «Ma mi risulta che le parti siano a buon punto», rivela Manzoni. Quando questo avverrà, allora il progetto di rilancio della Piccola Velocità potrà imboccare la dirittura d’arrivo, con i due step della richiesta ufficiale del permesso di costruire e il rilascio del documento stesso. Lo stato dell’iter del progetto è confermato da Ferrovie Italiane: «A settembre 2019 la Commissione regionale Via ha approvato la relazione istruttoria che Regione Lombardia ha trasmesso a Terminal Alptransit e che, richiamata la sostanziale coerenza del progetto con le previsioni degli strumenti di pianificazione locale e sovraccomunale, ha rilevato che lo studio di impatto ambientale è stato condotto in modo conforme alla normativa».


FERROVIE E Regione confermano anche che a mancare a questo punto è il permesso di costruire convenzionato da parte del Comune. «Ma - sottolineano le Fs in questi ultimi mesi si è lavorato in questa direzione in piena sintonia con il Comune di Brescia e si sta svolgendo un approfondimento con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio su un edificio dell’area interessata dal progetto». Secondo Fs, la procedura si dovrebbe concludere entro il secondo semestre di quest’anno. Il 2020 ha insomma concrete possibilità di diventare davvero l’anno della Piccola. Decisiva la svolta arrivata dal governo svizzero che ha assegnato al terminal bresciano un valore strategico in vista dell’aumento del traffico ferroviario legato al raddoppio del Gottardo e al tunnel del Brennero previsto nel 2026. Di qui l’accordo tra gruppo svizzero Hupac e Ferrovie italiane, che attraverso Fs Logistica hanno la proprietà del polo intermodale su cui c’era un accordo di rilancio sottoscritto con Comune, Provincia, Regione e Associazione industriale nel 2007.


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