La scuola bresciana
è nei guai: mancano
settemila insegnanti

La scuola sta vivendo un momento di grande incertezzaInsegnanti «lontani»: come lontano per ora è l’obiettivo di coprire tutte le cattedre bresciane
La scuola sta vivendo un momento di grande incertezzaInsegnanti «lontani»: come lontano per ora è l’obiettivo di coprire tutte le cattedre bresciane
Magda Biglia02.07.2020

A Brescia in settembre mancheranno settemila segnanti. La campanella suonerà, si è detto, il 14, ma le nomine potranno proseguire fino al 20. C’è qualcosa che non va: pare evidente che il fatidico primo giorno di scuola dopo la pandemia i docenti dovrebbero esserci tutti, tanto più se ci saranno sdoppiamenti, gruppi misti e tutte le soluzioni ancora al vaglio dei dirigenti e degli organi collegiali. L’organico di diritto, circa 13.000 unità, da solo non è mai bastato, e ora vanno aggiunti tutti i tempi determinati. L’ANNO SCORSO vennero fatte 4000 nomine centralizzate di supplenti annuali, più altre centinaia dalle graduatorie di istituto. A questi, che in un bel carosello cambieranno sede, vanno sommati i posti lasciati dai pensionamenti, un numero molto elevato, e dai trasferimenti, un altro migliaio e più; andranno sommate le assegnazioni provvisorie, non ancora espletate, e andrà sommato il personale aggiuntivo promesso dalla ministra Azzolina per il distanziamento: non si sa quanti saranno ma si parla almeno del 20 per cento. In totale, insomma, è un terzo del corpo docente che deve essere completato da gente in parte licenziabile a giugno e in parte al prossimo settembre. «Siamo all’inizio di luglio: sarà davvero possibile cominciare tutti al 14 e l’infanzia il 7?» si domandano i sindacati. E preoccupato appare anche il dirigente dell’Ust Giuseppe Bonelli: «Abbiamo riaperto gli uffici oggi (ieri) e il lavoro agile continuerà a turni fino al 31 luglio, l’operatività nostra e delle segreterie è ridotta d’estate - dice -. Quello delle nomine è un problema endemico e verrà ovviamente appesantito dall’emergenza». Oltretutto quei precari, vecchi e nuovi, non si sa dove pescarli. Le graduatorie a esaurimento sono appunto esaurite, quelle dei vecchi concorsi pure, tanto che per certe materie, soprattutto le scientifiche, si è dovuto ricorrere nel 2019 anche ai non laureati. Dovrebbe essere pronta, ma non lo è, la nuova graduatoria provinciale: «Non è uscita e i margini paiono stretti; saranno in molti, con la crisi che c’è, a cercare posto nelle classi» dichiara Luisa Treccani, segretario generale della Cisl Scuola. «Arriveranno le domande ma poi in quanti accetteranno di venire in Lombardia? Molto dipenderà dall’evolversi dei dati sanitari», ragiona Bonelli. Unico dato positivo sono le nomine di ruolo a scorrimento che si stanno facendo sui pensionamenti di «Quota 100» del 2019 e le nomine in ruolo previste per quest’anno, quante però non si sa. IL CONCORSO RISERVATO per chi già insegna da anni, che i sindacati hanno inutilmente chiesto per soli titoli mentre sarà con prova scritta, è per ora bloccato proprio per le divergenze, quindi è certo che i suoi effetti ricadranno sul 2021-22. Sono stati pubblicati solo i bandi ordinari a lunga scadenza: «Si potrebbe, come già accaduto nel 1999-2000, confermare nel frattempo i supplenti nella sede in cui stanno già, evitando la girandola - sottolinea ancora Treccani-; però sarebbe meglio saperlo prima di settembre. Vedremo cosa succederà col decreto Semplificazioni, con i documenti che ancora usciranno più precisi delle linee guida e dei suggerimenti del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile che non sono però legge. Si sentono in giro tante idee ma bisogna avere nero su bianco per agire, non un post su facebook, come per le riduzioni di orario». L’anno scorso le nomine hanno fatto capo alla scuola polo del Castelli, invece quest’anno saranno completamente online per evitare assembramenti: «La sperimentazione fatta a Brescia, pur con i suoi limiti, ci aiuterà, e speriamo che a livello nazionale la rete funzioni. Senza parlare della questione dei ricorsi, tantissimi. Da ieri sono partiti i licenziamenti di un’altra tornata di maestre diplomate con sentenza sfavorevole. Erano di ruolo con riserva, diventano precarie ed entreranno nello stuolo di chi sarà chiamato a settembre. Quando si continuano a fare tagli e, invece di risolvere i nodi, si pongono solo toppe, prima o poi quei nodi vengono al pettine. Mi dicano cosa succederà quando manca un insegnante alle primarie? Prima si smistavano gli alunni nelle altre classi, adesso non si potrà, li lasceremo soli fra i banchi, distanziati in base alle “rime buccali”?» afferma con decisione Gregorio Musumeci del direttivo Gilda. • © RIPRODUZIONE RISERVATA