Il primo caso
a Montirone
già a fine gennaio

La diffusione del virus nel Bresciano
La diffusione del virus nel Bresciano
30.03.2020

di Simone Fausti
Il report di un gruppo di ricercatori di università, Irccs, Ats e Asst lombarde: analizzata la diffusione del virus prima dello scoppio dell’epidemia a Codogno il 19 febbraio. Ben 38 i bresciani positivi in circolazione.
Trentotto persone positive al Coronavirus circolavano in provincia di Brescia prima del 19 febbraio, giorno in cui è stato identificato il paziente 1 di Codogno. È quanto emerge da un nuovo studio italiano che ha cercato di ricostruire le dinamiche del contagio considerando anche il periodo precedente allo scoppio della pandemia, dunque il mese di gennaio e la prima metà di febbraio. Tale studio al momento è al vaglio della comunità scientifica ma è stato realizzato da autori di primo livello tra cui Danilo Cereda, direttore della struttura malattie infettive della Regione Lombardia e Marcello Tirani, del dipartimento di igiene e medicina preventiva dell’Ats di Pavia, in collaborazione con una serie di istituti come l’unità epidemiologica dell’Ats di Brescia.
Lo studio ha analizzato i primi 5830 casi confermati di Coronavirus in Lombardia in un arco di tempo compreso tra il 14 gennaio e l’8 marzo, suddiviso in tre periodi: il primo considera i pazienti sintomatici prima del 19 febbraio, il secondo quelli dal 20 al 25 febbraio e il terzo dal 26 febbraio all’8 marzo. In questo modo gli autori sono riusciti a realizzare la prima caratterizzazione epidemiologica della diffusione di Covid-19 in un paese occidentale. Per quanto riguarda il Bresciano il primo caso sospetto è stato rilevato a Montirone già il 25 gennaio. Al 5 febbraio risulta un secondo caso a Manerbio. Al 15 febbraio invece i paesi coinvolti sono già saliti a sette, e tra questi c’è Orzinuovi dove si registra più di un caso. Il 20 febbraio sono documentati da 2 a 5 casi di infezione in ben sei comuni, oltre a Brescia ci sono Orzinuovi, Bagnolo Mella, Cigole (paese della prima vittima bresciana morta il 29 febbraio), Leno e Montirone. Cinque giorni dopo il territorio bresciano appare già investito in pieno dalla diffusione del virus.
I dati sono stati raccolti con una molteplicità di metodi tra cui interviste ai pazienti positivi e ai loro familiari e ai loro contatti. Il risultato è chiaro: l’epidemia in Lombardia è cominciata ben prima del 20 febbraio. Tuttavia dallo studio emerge come nelle settimane precedenti a questa data si fossero già formati alcuni importanti cluster attorno a Bergamo, Codogno e Cremona. Nel periodo precedente al 20 febbraio infatti, si stima ci fossero circa 388 persone positive che hanno circolato liberamente in Lombardia: le zone maggiormente interessate sono Lodi, con 132 casi, Bergamo con 91, Cremona con 59 e Brescia con 38. Dallo studio sono stati rilevati anche cambiamenti nella distribuzione geografica dei casi in Lombardia, con Lodi provincia più colpita, seguita da Bergamo con il 25 per cento dei casi totali regionali, Brescia con il 21 e Cremona con il 17. Sebbene la ricerca sia ora al vaglio scientifico, i dati raccolti permettono di comprendere meglio le dinamiche del contagio, le caratteristiche virologiche dei casi positivi così come i fattori critici da tenere a mente. Informazioni utili per le altre regioni che ora si preparano ad affrontare un aumento dei casi positivi al Coronavirus.